Ha fatto un certo rumore sulla stampa il comunicato del servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) che parla di una “grande scoperta”: 20 miliardi di barili nel Texas Occidentale, definito come “il più grande giacimento di petrolio mai trovato negli Stati Uniti.

E, come ci si poteva aspettare, i commenti ottimistici si sprecano, col governatore del Texas che ha dichiarato senza troppo pensarci che il suo stato “è improvvisamente diventato più ricco di quasi mille miliardi di dollari”, quest’ultimo dato ricavato moltiplicando semplicemente il numero di barili dichiarato per il prezzo corrente del petrolio, circa 45 dollari.

Sembrerebbe tutto bello, eccetto per qualche dettaglio: supponiamo, per una volta, che i fatti contino qualcosa, cosa potremmo dire di questa “grande scoperta”? Una prima osservazione è che l’Usgs non ha “trovato” niente di nuovo, ha solo fatto nuove stime per un giacimento già ben noto e sfruttato. Si tratta solo di questo: una stima di risorse che l’Usgs definisce esplicitamente “non ancora scoperte”. Certo, statisticamente, queste risorse ci dovrebbero essere, ma nessuno può esserne completamente sicuro e non sarebbe la prima volta che queste stime si rivelano ottimistiche. In effetti, il numero tondo “20 miliardi” è un tantino sospetto.

Ma lasciate perdere queste cosucce, ipotizziamo che questi 20 miliardi di barili ci siano davvero. Come si profila questa quantità in confronto alla situazione petrolifera mondiale? Ecco alcuni dati, presi da Bloomberg (non proprio un covo di Cassandre).

oil-bloomberg-675

Ora, prendiamo il consumo mondiale di petrolio che, secondo “Index Mundi” è oggi un po’ più di 33 miliardi di barili all’anno. Vedete dalla figura che, durante perlomeno l’ultimo decennio, abbiamo costantemente bruciato più petrolio di quello che abbiamo potuto scoprire. Se nel 2016 se ci fossero state altre grandi scoperte, sarebbero state strombazzate a sufficienza da esserci ben note. Quindi, aggiungendo 20 miliardi di barili del giacimento di Wolfcamp al magro totale del 2016, probabilmente non raggiungiamo ancora un totale di 33 miliardi. Quindi, tutto quello che possiamo dire è che, per quest’anno, le scoperte petrolifere (forse) sono state solo un po’ meno di quello che il mondo ha consumato. La notizia sarebbe questa, ovviamente se contassero i fatti.

Ma non è nemmeno questo il punto: l’essenza dell’esaurimento non è quanto ce n’è, è quanto costa estrarlo. Qui, Arthur Berman osserva che Bloomberg aveva calcolato il valore di questo “tesoro” in 900 miliardi di dollari come se “il petrolio sgorgasse magicamente da sottoterra senza il costo della trivellazione e del completamento del pozzo; come se non ci fosse nessun costo di gestione per produrlo, come se non ci fossero tasse e royalties”. Poi Berman calcola quanto costerebbe estrarre tutta questa abbondanza di petrolio e conclude che, coi prezzi attuali, porterebbe ad una perdita netta di 500 miliardi di dollari.

Così, non siete felici di vivere in un mondo privo di fatti? Potete continuare a pensare che basti fare qualche buco per terra per vederlo sgorgare il petrolio con infinita abbondanza perché, come tutti sanno, in realtà è “abiotico” (cioè si è formato da processi non biologici). Certo, e potrete anche camminare per aria, come fa Willy il Coyote, perlomeno finché non si rende conto di farlo.