Cinque mesi dopo la morte di Jo Cox, la parlamentare laburista uccisa durante la campagna referendaria sulla Brexitx, è già arrivata la sentenza per l’uomo accusato del suo omicidio: ergastolo. Fine pena mai per Thomas Mair per aver trucidato una donna sola e dal fisico minuto, averla attaccata alle spalle, accoltellata 15 volte e averle scaricato addosso tre colpi di pistola, infierendo su di lei quando già agonizzava, al grido “Britain first” (la Gran Bretagna prima)

La corte londinese di Old Bailey ha raggiunto un verdetto su Mair, 53 anni, simpatizzante dell’ultradestra inglese, in dieci giorni scarsi di processo, segnato dalle prove apparentemente schiaccianti illustrate con emozione dal pm Richard Whittam in una mezza dozzina di udienze per tratteggiare “un omicidio premeditato” e “politicamente motivato”. Un caso di “terrorismo politico“, si legge nel dispositivo della sentenza, nato dall’odio, dalle ossessioni ideologiche – deliranti eppure consapevoli – di un uomo del profondo nord dell’Inghilterra. L’imputato, in aula si è limitato a dichiararsi innocente, e ha evitato di essere interrogato.

La ricostruzione processuale, come riporta l’Ansa, ha intrecciato il filo di un agguato preparato con cura nel chiuso di un mondo fatto di letture di testi razzisti, di devozione alle armi, di collezionismo di paccottiglia nazista, di contatti con siti sudafricani nostalgici dell’apartheid, di ritagli di giornali raccolti in gloria di Anders Breivik, l’estremista islamofobo norvegese che nel 2011 fece strage di giovani laburisti nel suo Paese. Una figura marginale, Mair, spuntata tuttavia forse non a caso sullo sfondo del dibattito arroventato di quei giorni sulla Brexit. E il cui misfatto gettò il regno nello sgomento, per qualche giorno, ma senza produrre effetti o leggibili sul voto una settimana più tardi. “Lei non è un patriota, non ama il suo Paese, è un ammiratore del nazismo e di altre dottrine improntate alla supremazia bianca da imporre con la violenza”, gli ha detto il giudice Wilkie, il togato che ha presieduto la corte e ha poi tradotto il decreto di colpevolezza della giuria nel carcere a vita. “Idee contro cui i nostri padri hanno combattuto nella II Guerra Mondiale”, ha incalzato, rinfacciando all’imputato di non aver avuto neppure “il coraggio di ammettere e riconoscere” di avere ucciso Jo Cox – “donna meravigliosa dallo spirito generoso” – e ferito Bernard Kenny, il minatore pensionato intervenuto per cercare di difenderla.

“È la personificazione della codardia” ha detto Brandon Cox, marito della vittima e padre di due bambine destinate a crescere orfane, dopo aver reso un ultimo omaggio alla compagna di una vita capace di “lottare fino alla fine per le cose in cui ha creduto”.