di Mario Salomone

Sono un giovane cittadino campano e in quanto tale ho ascoltato con grande attenzione il discorso da lei rivolto a porte chiuse ai trecento sindaci nostri corregionali lo scorso martedì. Contrariamente a quello che potrebbe pensare, le scrivo questa lettera con il solo scopo di ringraziarla sentitamente. La ringrazio infatti per aver tenuto un’autentica lectio magistralis sulle cause principali dei problemi che affliggono la nostra terra.

L’ho ascoltata mentre identificava nel rischio di perdere i finanziamenti del governo centrale la prima e più importante ragione per impegnarsi in funzione del Sì al referendum e ho pensato all’abitudine dei nostri politici di fare scelte di calcolo avulse dal merito dei problemi. Si vota per cambiare la Costituzione per non dire addio ai soldi romani. Con la stessa logica ci si candida per il partito che più facilmente possa condurre a una vittoria elettorale, o si delibera in funzione dell’amico che ha dato una mano durante la campagna. E se poi la nostra Carta diventa un guazzabuglio scritto con i piedi, se le vostre idee non hanno nulla a che fare con i valori che dite di perseguire, se il bene dell’amico coincide col male della collettività cosa importa?

L’ho ascoltata mentre invitava i nostri primi cittadini a coinvolgere imprenditori fedeli al fine di ottenere in un sol colpo i voti dei loro dipendenti: quale migliore spiegazione del fenomeno del voto clientelare, quel sinistro meccanismo che consente al diktat dell’uomo di potere di ramificarsi ed espandersi attraverso imprenditori compiacenti e dipendenti asserviti al padrone, alle sue mance o ai suoi ricatti? Sempre che non sia sufficiente “una frittura di pesce” offerta gentilmente dal sindaco in cambio della propria dignità.

Infine l’ho sentita irridere Pier Luigi Bersani, colpevole di non volersi piegare alla politica dei falsi annunci e della facile propaganda. Magnifico encomio della pubblicità ingannevole applicata alla politica che conduce a promettere mari e monti prima delle elezioni senza la benché minima preoccupazione per la veridicità dei proclami. Berlusconi è a suo giudizio il modello da imitare, Bersani l’ingenuo da sbeffeggiare quasi fosse lo scemo del villaggio.

Dunque la ringrazio, perché mai sarei riuscito a delineare con altrettanta chiarezza tutte le storture istituzionali e tutte le cattive abitudini civiche radicate in Campania di cui lei ha saputo tracciare un quadro tanto preciso e aderente alla realtà. Mai un mio articolo avrebbe avuto l’impatto e la risonanza che la sua registrazione, pubblicata in prima istanza dal Fatto Quotidiano, sta ottenendo su scala nazionale.

Grazie alle sue parole sciagurate forse finalmente noi cittadini campani proveremo un moto d’orgoglio. Forse troveremo dentro di noi la forza per ribellarci a questo modo indecente di fare politica che per troppi anni abbiamo supinamente avallato pagandone le conseguenze a caro prezzo. Magari ci darà il coraggio per declinare con fermezza l’invito del nostro capo a votare quel che dice lui; l’intelligenza di pretendere dai nostri amministratori programmi concreti piuttosto che magniloquenti parole vuote.

Se il 4 dicembre i risultati elettorali non dovessero soddisfare i suoi calcoli e le sue aspettative non se ne crucci; si senta piuttosto fiero di sé, poiché vorrà dire che con il suo discorso ha contribuito, seppur senza volerlo, all’inizio di una riscossa civile nella nostra terra. Quanti altri presidenti di Regione potranno mai vantare un simile risultato?

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