Dalla serie tv che li vede protagonisti su Disney channel e li ha resi piccole celebrità nel mondo degli adolescenti, i ragazzi di Alex & Co sbarcano anche al cinema supportati per l’occasione da un cast d’eccezione, tra cui spiccano i nomi di Margerita Buy, Giovanna Mezzogiorno, Matthew Modine, e di alcuni tra i caratteristi più interessanti del nostro cinema come Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi e Roberto Citran.

Gli intenti, oltre che dalle parole del produttore Piero Crispino, sono chiari già dal titolo: cercare di strappare il film dall’impostazione seriale prettamente per ragazzi, provando a renderlo un prodotto cinematografico anche per adulti. Il tentativo è quello di realizzare un di film di formazione, in cui accanto alle vicissitudini dei giovani protagonisti, si legano quelle delle famiglie, dei genitori, degli insegnanti in una sorta di incontro generazionale che dovrebbe portare entrambi i mondi ad una crescita e a un avvicinamento reciproco.

I presupposti sono certamente nobili, infatti soprattutto dalla penna di Gennaro Nunziante (il coautore dell’effetto Zalone) che muove i fili di sceneggiatura intricata e molto avvincente per un film del genere, arrivano forse gli spunti più interessanti. Tuttavia nonostante gli sforzi profusi in questo senso, a mio avviso, il film cade proprio nel percorrere questo ambizioso passo di crescita.

In verità Come diventare grandi nonostante i genitori non è un prodotto da bocciare in maniera drastica ed anzi apre a due diverse chiavi di lettura contrastanti. Guardandolo con gli occhi di un adolescente è certamente qualcosa di originale e a tratti sorprendente, che oltre alle classiche avventure amorose e scolastiche, lancia qualche spunto di riflessione molto interessante riguardo i sogni da coltivare, le responsabilità, l’impegno, il lavoro e l’amicizia.

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Purtroppo tutti i limiti sembrano venire a galla se si indossano gli occhi di un adulto, perché nonostante qualche trovata registica pop di Luca Lucini il film risulta piuttosto televisivo, viziato da un impianto visivo patinato, da rapporti edulcorati, da risoluzioni semplicistiche e da situazioni dai tratti stereotipati. Certamente un’operazione di questo tipo non è mai semplice da perseguire e raramente si riesce a centrare completamente il bersaglio, penso a un gioiello come Sing street in questo senso, uscito recentemente nelle sale, analogo per genere e tematiche ma che quasi magicamente riesce a deliziare gli occhi, il cuore e le orecchie di ogni tipologia di spettatore con una combinazione genuina di amore, passione e tanto cinema.

A ogni modo, al di la dei paragoni, fa comunque piacere vedere che un grande marchio come la Disney abbia la forza e il coraggio di osare per addentrarsi in terreni non ancora battuti e sicuramente questo può essere l’inizio di un percorso e un punto di partenza di cui fare tesoro per cercare di migliorare ancora in futuro