La valutazione del rischio TecnoStress nel lavoro digitale è obbligatoria. Lo dice chiaramente il Decreto legislativo 81 del 2008 (noto come Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ndr), lo ripetono chiaramente i principali esperti giuridici che si occupano di questa materia. Informatici, giornalisti, analisti finanziari, infomarketer, grafici, operatori di call center e decine di altre professioni che utilizzano le nuove tecnologie connesse a Internet, devono rivolgersi al proprio datore di lavoro e pretendere che venga eseguita la valutazione del TecnoStress, una malattia che può provocare numerosi disturbi: mal di testa, stanchezza cronica, ansia, ipertensione, attacchi di panico, disturbi al cuore, gastrite, fino alla depressione nei casi gravi.

In Italia una sentenza della Procura di Torino ha dichiarato che il TecnoStress è una nuova malattia professionale e nel 2014 l’Inail, durante un congresso di medici del lavoro a Rimini, ha preso una posizione netta: il TecnoStress è una malattia professionale “non tabellata” (onere della prova a carico del lavoratore), ma è un rischio concreto nel lavoro moderno, in cui tutti usano il computer, il telefono cellulare, il tablet, Internet e flussi enormi di informazioni digitali.

Chi, dunque, valuta oggi in Italia il rischio TecnoStress? Sono migliaia le aziende che valutano lo “stress lavoro correlato” (così lo definisce la norma), anche perché esiste una check list approvata a riconosciuta. Nel caso del TecnoStress, invece, esiste un vuoto metodologico poiché il Decreto Legislativo 81 è uscito nel 2008 e la tecnologia “touch” non esisteva in modo così diffuso.

Questo vuoto è stato colmato da Netdipendenza Onlus, che ha effettuato il primo progetto di valutazione del TecnoStress in una società per azioni che opera nel campo dell’informatica, creando una apposita check list TecnoStress e un metodo di valutazione che è stato premiato con una targa dall’Inail nel 2015, all’interno della Campagna europea Eu-Osha per la prevenzione dello stress lavoro correlato.

Dal 23 novembre questo metodo e la check list TecnoStress saranno disponibili online. Gli imprenditori non avranno più scuse: se non valutano il rischio TecnoStress per la tutela della salute dei loro lavoratori (a tutti i livelli), rischiano la violazione della normativa e – come scrive l’ex giudice torinese Raffaele Guariniello (autore della prima sentenza sul TecnoStress) – rischiano di pagare multe salate e addirittura di essere arrestati, qualora il lavoratore provasse in tribunale che il TecnoStress ha danneggiato gravemente la sua salute e la vita personale.