Un divario di 28 punti accumulato in sei anni. Con la Spagna che oggi lascia indietro l’Italia di molte distanze nella classifica sul valore delle esportazioni. E’ il quadro che emerge dal report di Standard&Poor’s Italy’s corporate credit recovery is not yet on solid ground, in cui l’agenzia di rating prevede che il pil della Penisola di qui al 2o18 continuerà a crescere meno dell’1% l’anno. “Visto che Spagna e Italia nel 2007 avevano una distribuzione geografica del proprio export paragonabile, un confronto può essere interessante”, è la premessa. Poi il verdetto: a partire dal 2008, l’anno in cui il contagio della crisi finanziaria è arrivato a quella reale, “nonostante la domanda gap-italia-spagnamondiale nei confronti dei due Paesi sia cresciuta a ritmi simili, l’export spagnolo è cresciuto molto più rapidamente di quello italiano: 33% contro 5%“. Fatto 100 l’indice dell’export nazionale di beni (esclusi i prodotti energetici) a marzo 2008, oggi la Spagna è a 133, l’Italia a 105.

La spiegazione? “La Spagna durante la crisi è stata capace di spostare una quota delle proprie esportazioni sui mercati emergenti e l’Asia in particolare, aumentando le sue quote di export verso l’Asia (escluso il Giappone) al 9% nel 2016 dal 5% del 2007″. Al contrario “le esportazioni italiane verso l’Asia nello stesso periodo sono salite solo dal 4 al 5%”. Ma, andando più a fondo, dietro il divario crescente c’è la scarsa competitività italiana, che non a caso S&P definisce “la maggiore debolezza” del nostro Paese. Secondo S&P la produttività stagnante, accompagnata da una crescita dei salari, ha comportato “un graduale apprezzamento del costo unitario del lavoro e del cambio effettivo reale”. Questo mentre gli Paesi “periferici” dell’Unione, dalla Spagna all’Irlanda al Portogallo, registravano invece un calo sostanziale del costo unitario del lavoro.

Come conseguenza, “la quota di profitto lordo delle aziende in Italia è andata calando progressivamente dall’inizio del secolo fino agli anni più recenti. Nel secondo trimestre 2016 era al 41%, ancora superiore alla media dell’Eurozona ma ormai sotto quella della spagna, dove i margini hanno toccato il 43%”.

Il fatto che l’Italia sia l’unico Paese europeo che non ha registrato alcun aumento di competitività fin dal 2000 spiega anche perché dopo 10 trimestri di recessione (dal 2011 al 2013), durante i quali il pil reale è calato del 5%, l’economia della Penisola negli ultimi due anni e mezzo ha recuperato solo un 1,6% cumulato, “molto meno del 5% di ripresa registrato dall’Eurozona nello stesso periodo”. E guardando avanti, scrivono gli analisti di S&P, “non ci aspettiamo che il Paese torni al suo livello di produzione pre crisi prima della metà del prossimo decennio“.