Un appalto pilotato per favorire un imprenditore e minacce nei confronti del comandante dei vigili urbani. L’ex sindaco di Cortina d’Ampezzo, l’avvocato Andrea Franceschi, è stato condannato per turbativa d’asta e minacce a 3 anni e sei mesi di reclusione, con l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Nessuna attenuante gli è stata concessa, ma è stato assolto perché il fatto non sussiste da altre due accuse, tentata violenza privata e abuso d’ufficio.

E’ giunto all’epilogo, con condanne per complessivi dieci anni di carcere, uno dei tanti filoni d’inchiesta che hanno sconvolto il centro dolomitico. L’ex vicesindaco Enrico Pompanin e l’imprenditore Teodoro Sartori sono stati condannati per turbativa d’asta rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e sei mesi. Responsabile di minacce al capo dei vigili, l’ex assessore all’edilizia Stefano Verocai si è visto infliggere 1 anno e 4 mesi, con la sospensione condizionale.

Il processo, che nel 2013 aveva portato Franceschi ai domiciliari, riguardava un appalto per il trattamento di rifiuti che secondo l’accusa era stato pilotato, grazie a un bando che avrebbe favorito Sartori. Le pressioni sull’allora comandante dei vigili Nicola Salvato, che oggi è in servizio a Venezia, avrebbero avuto lo scopo di limitare l’uso di etilometro e autovelox. I giudici hanno anche letto le motivazioni della sentenza, sottolineando come sia stata “provata la sussistenza di accordi collusivi” che avevano lo scopo di condizionare il bando rifiuti. E si sono soffermati su mail e lettere scritte tra Sartori e Franceschi con richieste esplicite da parte dell’imprenditore di ricevere incarichi o di gestire la raccolta dei rifiuti.

L’avvocato Franceschi ha postato una dichiarazione: “Sono stato condannato in primo grado. Sono incredulo. Posso capire che l’sms con cui dicevo al comandante dei vigili di togliere l’autovelox (a fronte di un aumento dei controlli di oltre il 3.000% sull’anno precedente) possa essere stato interpretato come una minaccia, ma essere condannato anche per un accordo che non ho mai fatto per indirizzare un bando è dura da digerire. I miei legali appelleranno la sentenza, ma per me e la mia famiglia questo non è certamente un momento facile da affrontare”.

Il procuratore Francesco Saverio Pavone ha usato parole misurate: “Non è che si sia soddisfatti dei risultati quando sono sfavorevoli all’imputato. Noi perseguiamo atti penalmente rilevanti, vuol dire che l’impianto accusatorio era corretto e sotto il profilo processuale anche esaustivo ai fini della responsabilità penale”.

Finisce così la prima puntata giudiziaria di uno scontro tra Procura e Comune di Cortina che è cominciato quattro anni fa. La Procura non è stata tenera con l’ex sindaco e gli amministratori locali. La prima perquisizione risale al 2012, il provvedimento di arresto ai domiciliari è dell’aprile 2013. Franceschi era stato anche esiliato per un certo periodo da Cortina, i pubblici ministeri volevano impedire che mantenesse i contatti con gli amministratori del centro ampezzano.

Una prima vittoria per Franceschi era arrivata con l’assoluzione nel filone riguardante l’omessa denuncia per i soldi delle multe che i vigili si sarebbero trattenuti. Ma poi si sono aggiunte nuove inchieste, riguardanti un bando su misura per l’addetto stampa, una presunta diffamazione di un’ex dirigente ai Lavori pubblici, definita “dipendente Fantozzi”, una specie di “affittopoli” locale e i contributi pubblici al Consorzio Cortina Turismo. Alla fine Franceschi aveva gettato la spugna, dimettendosi dall’incarico nel luglio scorso. Anche se lo ha fatto per motivi personali.