Come per incanto, mentre le vittime del decreto “Salva Banche” protestano davanti alla sede della Banca d’Italia nell’anniversario della risoluzione delle quattro banche, arriva una pioggia di dichiarazioni volte a rasserenare il clima in una settimana che si preannuncia cruciale per il sistema bancario italiano. La prima dichiarazione riguarda il Monte Paschi e sgombera il campo dal timore che all’assemblea di giovedì 24 novembre sia presente meno del 20% del capitale, che costituisce il livello minimo per poter deliberare in sede straordinaria l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Secondo fonti vicine all’operazione, il 20% sarebbe ormai un dato acquisito grazie soprattutto alla partecipazione dei fondi esteri che hanno fatto confluire le loro deleghe all’avvocato Dario Trevisan, storico rappresentante degli investitori istituzionali nelle assemblee delle società quotate. Un ruolo attivo l’avrebbe giocato anche Morrow Sodali, il consulente incaricato dalla stessa Mps di mappare l’azionariato oramai estremamente frammentato e di andare a caccia di voti.

Le deleghe in mano all’avvocato Trevisan si andranno a sommare a quelle di Morrow Sodali e a poco più dell’11% del capitale che fa capo ai soci stabili dell’istituto senese (il Tesoro, Axa, Fintech, Falciai e la Fondazione Mps), consentendo così la valida costituzione dell’assemblea straordinaria. Certo che se il MontePaschi non riuscisse nemmeno a deliberare l’aumento, saremmo di fronte a qualcosa di peggio che un semplice smacco e il “battiquorum” degli ultimi giorni dice molto circa l’aria che tira intorno alla banca e di quanto management e advisor abbiano il polso della situazione. Salvo sorprese dell’ultimo minuto o marchiani errori di calcolo, l’aumento di capitale verrà perlomeno deliberato. Realizzarlo è tutt’altro paio di maniche e anche per questo chi gioca la partita cerca di tenere le carte coperte nella speranza di ottenere il più possibile dalla conversione delle obbligazioni subordinate in azioni.

Non è un gioco propriamente “pulito” e non solo per l’esplicita minaccia che in caso di fallimento dell’operazione Mps finisca in risoluzione. Ad esempio, non è corretto che non sia stata fissata una soglia oltre la quale l’operazione di conversione dei bond in azioni possa essere giudicata riuscita e che si lasci alle stesse banche del consorzio stabilirlo: così gli obbligazionisti sono di fatto chiamati a decidere al buio. Ma su MontePaschi avremo modo di tornare nei prossimi giorni.

Le altre “buone” notizie della giornata riguardano le cosiddette “good bank”, con la conferma dell’interesse del fondo Atlante per i loro non performing loan. A darla è il numero uno di Quaestio sgr, Alessandro Penati, che a margine di una conferenza ha detto che Atlante si sta preparando “a fare un’offerta”, mentre crescono le attese per la riunione del Supervisory board che si terrà giovedì e che valuterà le condizioni poste da Ubi per rilevare tre delle quattro banche (Banca Marche, Popolare Etruria e CariChieti). In caso di via libera, la firma potrebbe essere apposta entro la fine di dicembre. Meno positiva invece la situazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, rilevate dal fondo Atlante la scorsa primavera per sottrarle a un sicuro bail-in. Lo stesso Penati ha confermato che presto le due banche avranno bisogno di nuovo capitale, ma non è chiaro chi e come eventualmente le ricapitalizzerà.

Intanto, la Commissione europea si prepara a presentare un nuovo pacchetto di regole per le banche con lo scopo di ridurre ulteriormente i rischi sistemici, incorporando nella legislazione europea gli standard decisi a Basilea e nel Financial stability board. Il punto più importante è rappresentato dall’introduzione di un livello perlomeno minimo di capacità di assorbimento delle perdite. La misura è volta a garantire che in caso di crisi la banca possa essere posta in risoluzione e non fallire e riguarda soprattutto i colossi stranieri come Goldman Sachs e Jp Morgan che lavorano in Europa e che per continuare ad operare saranno tenuti a creare delle holding che soddisfino i requisiti europei. Le norme sul bail-in non sono invece state riviste, ma è stata introdotta una nuova gerarchia delle perdite in caso di risoluzione anche attraverso la creazione di una nuova categoria di bond soggetti al processo di risoluzione. Nel pacchetto di norme, ve n’è una che rende permanente la richiesta di accantonamenti patrimoniali inferiori per le banche che concedono prestiti alle pmi estendendola anche alle banche che finanzieranno gli investimenti infrastrutturali.