Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ascolta Fake Plastic Trees e non si vergogna di commuoversi. Altre considerazioni.

1. Non ho visto niente, quindi oggi non dovrei scrivere il TTP. Lo faccio solo perché Peter Gomez, da empio aguzzino maleducato qual è, mi obbliga minacciandomi di raccontare a tutti che nei ritagli di tempi hackero il profilo Facebook della Bonafè. Sabato avevo il tour teatrale, ieri pomeriggio ero in viaggio e ieri sera avevo una cena. Non so nulla e tutto quello che sto per scrivere me l’ha detto Nardella. Quindi scriverò cazzate. Più del solito, intendo.

2. Dicono: “Campionato finito già a novembre”. Errore: il campionato era già finito ad agosto e ve l’avevo detto. Un minuto di silenzio e un bambolotto di Gad Lerner vestito da Beccalossi per quelli che, fino a un mese fa, mi insultavano ricordandomi che “il campionato è lungo, Scanzi”. Certo che è lungo. Infatti la Juventus allungherà ancora.

3. In Italia la Juve gioca da sola. In Inghilterra è tutto ancora aperto (Conte regna, mentre Klopp va forse un po’ troppo in giro di notte con la Mokka). In Spagna è lotta aperta tra Real Madrid e Barcellona (Simeone par vivere il principio del calvario). Persino Psg e addirittura Bayern Monaco soffrono. L’unica che a casa sua non lo fa, nonostante le occasionali sconfitte con due squadre oggi minori come Inter e Milan, è la Juve. Chiudete tutto.

4. Ieri sera ho tenuto spento il telefono fino alle 23, per non ricevere gli sfottò di Severgnini e Vecchioni. L’ho acceso e ho detto a tutti i commensali, per loro fortuna avulsi dal calcio e quindi ignari del derby: “Ha segnato l’Inter al 91’ e ha vinto”. Ho sbagliato solo la seconda parte. È un gol che galvanizzerà i nerazzurri e creerà depressioni a Milanello. È scritto.

5. I milanisti che si lamentano per il gol allo scadere sbagliano alla radice: può fare male il modo, ma il pareggio è cosa benedetta. L’Inter è più forte e dopo ogni cambio di allenatore c’è (quasi) sempre una reazione eroica e ardimentosa. Quindi la sconfitta del Milan era scontata. Ferisce il gol di Perisic e la sega moscia di Palisic (che però non mi spiace) all’ultimo secondo, ma i rossoneri – in evidente calo – hanno avuto non poco culo quest’anno. Non può andar bene per sempre e il secondo posto è un fuoco assai fatuo. Il pareggio dell’Inter è strameritato ed è a lei che sta stretto: è solo ottava, a pari merito con Chievo e Samp. Entrare tra le prime tre (obiettivo minimo, vista la rosa) è sempre più complicato e le 13 vittorie consecutive che attendono Pioli potrebbero non bastare.

6. Negli anni a venire, tra le molte cose di cui mi vanterò, ci sarà anche il fatto di avere sempre ritenuto Suso un buonissimo giocatore. Anche e soprattutto quando lo trattavano come un Cuperlo qualsiasi. Okay, è monopiede, ma che piede. Egli, nel suo piccolo, tende sempre più frequentemente a signoreggiare e glorificare. Sia dunque lode.

7. Se la Roma fosse un amplesso, sarebbe un coito interrotto.

8. Gasperini re del mondo. La sua Atalanta è gioia per gli occhi e si ritrova a un punto dal secondo posto. Se lo merita appieno, come si merita la posizione che ha il Torino del Farinacci Mihajlovic. Ah: tra un petting e un Bernardeschi, la Fiorentina ha 20 punti e una partita in meno. Se vincesse a Genova (e non vince, lo so), sarebbe a tre punti dalla zona Champions League. Tutto è incerto, tranne lo scudetto alla Juve, la vittoria del e il Pallone d’Oro a Medel.

9. Chi esce rafforzato da questo turno è il Napoli. Recupera tre punti alla Roma e due al Milan, ritrova un Insigne deluxe e vince in un campo ostico. Che Gue Sarri può sorridere. Ma ovviamente non lo farà, perché è nato incazzato. E mi piace anche per questo.

10. Quando Delneri parla, non concede interviste: effettua degli omaggi continui a Dario Fo, reiterandone il mitico grammelot. Bravo Gigi: è un approccio che ti fa onore.

A lunedì prossimo, quando l’Inter sarà già seconda dopo avere ottenuto 19 punti in una sola giornata.