Un altro caso di un padre disperato che decide di uccidere il figlio disabile perché preoccupato per il suo futuro in solitudine. Era già successo meno di due settimane fa a Novara: Pietro Spina aveva soffocato il figlio Andrea, disabile psichico, e poi aveva tentato il suicidio. Domenica a Pavia un episodio simile: Francesco Sali, agricoltore di 80 anni, ha ucciso il figlio 50enne Carlo Alberto con un colpo di pistola e poi si è tolto la vita con la stessa arma. A scoprire i due corpi senza vita è stata la moglie, rientrata nella villetta dove vive la famiglia dopo la messa. L’omicidio-suicidio è avvenuto a Sant’Alessio con Vialone, comune a pochi chilometri da Pavia. Pare che da tempo il padre non nascondesse la sua preoccupazione per il futuro del figlio, disabile dalla nascita, considerando l’età avanzata dei genitori.

Ritorna così in primo piano il tema della legge sul Dopo di noi, che dovrebbe tutelare proprio il futuro dei disabili anche dopo la morte di genitori e familiari. L’11 novembre, tre giorni dopo il caso di Novara, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha finalmente firmato i decreti attuativi della legge che era entrata in vigore il 25 giugno scorso. “Speriamo finalmente di rispondere ai bisogni di tutti quei genitori e ragazzi cui questa legge è rivolta”, ha commentato la deputata del partito democratico Ileana Argentin. “Erano vent’anni che le famiglie e le associazioni chiedevano una risposta concreta. Sono felice perché potrò dire a tutti i genitori che mi rivolgeranno la drammatica domanda ‘Che sarà di mio figlio dopo la mia morte?’ che potranno affidarsi a uno Stato che non dimentica nessuno”. La stessa Argentin era stata molto critica nei confronti del governo dopo l’omicidio di Andrea a Novara, scrivendo che “questi genitori devono essere lasciati meno soli dalle amministrazioni locali, così come il governo deve sbrigarsi per approvare i decreti attuativi”.

Il 15 novembre la Conferenza delle regioni ha dato il via libera ai fondi per il ddl sul Dopo di noi: 90 milioni per il 2016 da utilizzare per finanziare programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana, di accompagnamento verso l’uscita dal nucleo familiare. Interventi che dovranno favorire l’autonomia delle persone disabili e tutelare i genitori rispetto al futuro dei loro figli.