Federico Pizzarotti ce l’ha fatta. A un mese e mezzo dal suo addio al Movimento 5 stelle è riuscito, da semplice primo cittadino senza il sostegno di una forza nazionale, a fare quello che già si prefiggeva dai tempi pentastellati, ossia riunire intorno a un tavolo sindaci d’Italia per un confronto sulle “politiche del fare”. A Parma alla chiamata dell’ex grillino per il convegno “L’Italia dei sindaci – Buone idee dalle città” del 19 novembre hanno risposto sei primi cittadini di centrodestra e centrosinistra, da Milano con Giuseppe Sala, a Giorgio Gori (Bergamo), Flavio Tosi (Verona) fino a Venezia con Luigi Brugnaro e ai comuni più piccoli di Roberto Pella (Valdengo) e Paolo Erba (Malegno). Unica defezione dell’ultimo momento Luigi De Magistris, trattenuto a Napoli da un impegno improvviso, mentre assenti i rappresentanti del Movimento 5 stelle, invitati ma non pervenuti.

“La Raggi? Non l’ho chiamata perché visti i problemi di Roma, ho immaginato non sarebbe potuta venire” spiega Pizzarotti a margine dell’incontro. Anche Livorno è stata esclusa a priori, spiega il sindaco, per una tappa in concomitanza di Alessandro Di Battista, mentre l’invito era stato spedito ai primi cittadini pentastellati di Torino, Cattolica, Pomezia e Civitavecchia, che però hanno rifiutato per altri impegni. Presente invece in prima fila la senatrice ex Cinque stelle Maria Mussini, da sempre in buoni rapporti con l’amministrazione parmigiana, mentre la Lega era stata invitata nella persona di Massimo Bitonci (prima della sua caduta), che comunque non sarebbe potuto essere presente.

Pizzarotti fa il padrone di casa, stringe mani e sorride agli obiettivi dei fotografi insieme ai colleghi, alla sua destra il sindaco di Milano Sala e Gori, alla sinistra Brugnaro e Tosi: è la sua consacrazione a livello nazionale da semplice sindaco, senza alle spalle Grillo o il direttorio.
“Abbiamo invitato assolutamente tutti, abbiamo cercato di avere tutte le forze politiche e di essere equidistanti, ma non c’è nessuna speculazione politica, nessun secondo fine” puntualizza di fronte alle domande di chi chiede se ci sia una strategia di alleanze dietro l’incontro. Anche per questo gli argomenti trattati sono circoscritti: bandito il tema referendum, spazio solo alle politiche del fare, ai problemi che ogni amministratore incontra nel suo mandato, con un dibattito finale su immigrazione e sicurezza moderato dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa. “Vogliamo raccontare la difficoltà e l’esperienza di chi amministra le città – continua Pizzarotti – le azioni concrete che abbiamo fatto e si vogliono fare nei vari territori”.

Le testimonianze sfilano sul palco, toccando argomenti che vanno dalla gestione dell’acqua ai rifiuti, fino alle politiche sui migranti, dal resoconto di Tosi, che ha auspicato che si vada verso la “piena autonomia dei Comuni” per poter utilizzare i soldi delle amministrazioni a favore dei cittadini, a Gori, che ha illustrato gli interventi del comune di Bergamo sul welfare. Poi Sala, che ha puntato sul rilancio delle periferie di Milano, fino a Pizzarotti che ha parlato di riqualificazione urbana, ed Erba, che ha raccontato le buone pratiche di un piccolo centro che deve cercare di rimanere un presidio sul territorio.

Punto centrale di dibattito però è stato il tema dell’immigrazione. “Non penso che l’abbinamento sicurezza-immigrazione sia strettamente legato, ma dal momento che la percezione dell’opinione pubblica va in questa direzione, è giusto avviare un confronto con le altre città per dare vita a azioni concrete” ha spiegato Pizzarotti, che ha poi rilanciato la legalizzazione della cannabis, per cui aveva firmato come primo sindaco la proposta di legge, e ha chiesto al governo di “fare di più, per esempio sbloccando le assunzioni per gli agenti di polizia municipale, che hanno un ruolo fondamentale nella sicurezza del territorio”. Anche il primo cittadino di Verona Tosi ha invocato un cambiamento delle norme, con un giro di vite per minare la delinquenza alla base con pene adeguate.

Ma è sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo che si è scatenato il dibattito, con il primo cittadino di Milano Sala, fresco dell’incontro con il ministro Alfano, che ha puntato il dito contro i sindaci lombardi della Lega che si rifiutano di accogliere i profughi nei loro comuni: “Ognuno deve fare la sua parte”. Il sindaco di Bergamo Gori ha ammesso che “sull’immigrazione c’è qualcosa che non funziona”, dai rimpatri che sono troppo costosi e spesso non avvengono, all’integrazione che ha bisogno di tempo e risorse. Ancora più drastico il sindaco di Venezia Brugnaro, che in fatto di migranti ha proposto un blocco navale per limitare l’accesso all’Italia, con pene esemplari per gli scafisti: “Siamo l’unico paese – spiega – senza barriere”. Una ricetta sostenibile è infine arrivata dal primo cittadino di Malegno, in provincia di Brescia, che è riuscito a trasformare il problema migranti in una risorsa in grado di generare un posto di lavoro con un vantaggio economico per il comune e un alto tasso di legalità.