Era stato eletto alle amministrative di giugno, riconfermato con oltre 2800 preferenze e il 21,6% di voti. Eppure tra qualche giorno lascerà il posto al primo degli esclusi in lista. Dimissioni decise non per dissidi interni o impegni personali, “ma per rispettare il principio di alternanza in politica”. Accade a Cesenatico, dove dalla prossima settimana Alberto Papperini, ex candidato sindaco del Movimento 5 stelle, lascerà l’aula del consiglio comunale dopo nemmeno sei mesi, per tornare a indossare i panni del “semplice attivista”. Non è il primo caso di questo tipo nel Movimento 5 stelle. A giugno aveva preso la stessa decisione Angelo Caccialanza, ex candidato sindaco nel 2014 nel comune di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi. “Dimissioni prese in accordo con gli altri attivisti, secondo la prassi di turnazione dei portavoce” era stata la motivazione ufficiale. In realtà non si tratta di una regola “istituzionalizzata nel Movimento, ma di una scelta presa soprattutto nelle realtà più piccole e che pone anche qualche dubbio tra gli attivisti: una sorta di estremizzazione del principio dell””uno vale uno” dove non conta più se un “portavoce” ha ottenuto un numero maggiore di voti ed è quindi più rappresentativo dell’elettorato.

Nel caso di Cesenatico, al posto di Papperini entrerà Danilo Ceccaroni, perito chimico di 60 anni e primo dei non eletti del Movimento 5 stelle nelle scorse amministrative. Così, in un Movimento che da quando è nato ha visto fuoriuscite ed espulsioni, sempre per fratture interne o scontri con i vertici, c’è anche chi lascia il posto conquistato pochi mesi fa, perché convinto che sia arrivato il turno di qualcun altro. “Ho fatto questa scelta – spiega Papperini – perché penso che i principi e le idee siano molto più importanti dei soggetti e delle figure che li portano avanti. Già quando mi candidai per la prima volta, 5 anni fa, ero consapevole che non ci sarebbe mai stata una carriera politica per me, ma che sarebbe stato un lavoro a termine”.

Per il consigliere l’avvicendamento può aiutare a non creare “legami di interessi, familismo e clientelismo”. E del resto la politica a tempo determinato è sempre stata uno dei pilastri del Movimento di Grillo. “Il progetto di costruire un’alternativa era stato costruito sulla mia figura, ma non essendo stato eletto sindaco ho ritenuto giusto valutare la possibilità di dare spazio anche ad altri cittadini impegnati nel Movimento 5 stelle”. Non è una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha votato? “I nostri elettori sanno che, chiunque sia, il portavoce rappresenta comunque il volere di un’assemblea. Quindi che sia io o un altro soggetto non fa differenza. Cosa diversa sarebbe stato il sindaco, che è un ruolo più disegnato sulla persona”.

Dunque Papperini, eletto per la prima volta in consiglio comunale nel 2011, esce definitivamente dal palazzo. “Il mio impegno nel Movimento continuerà da attivista”. Per lui non ci saranno più elezioni, almeno con il simbolo dei 5 stelle. “Questo che si interrompe in questi giorni è il mio secondo mandato, quindi per le regole del Movimento 5 stelle io non mi posso più ricandidare. Tornerò a fare il mio mestiere”.