Due miliardi in più per la lotta alla povertà e 350 milioni per le non autosufficienze e le politiche sociali, 3.500 assunzioni, agevolazioni fiscali per incentivare l’uso dei trasporti pubblici. Sono alcuni dei contenuti dei 100 emendamenti alla legge di Bilancio presentati dai ministeri. La proposta di modifica più costosa è quella del ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti, che chiede un incremento di 500 milioni l’anno per il 2017 e il 2018 e di 1 miliardo dal 2019 del Fondo per la lotta alla povertà. Poletti, secondo cui parte delle coperture dovrebbe arrivare dal riordino degli ammortizzatori sociali, vuole anche un incremento di 200 milioni annui del Fondo per le non autosufficienze e di 150 milioni del Fondo per le politiche sociali.

Gli altri emendamenti riguardano temi che vanno dal finanziamento delle piste ciclabili turistiche (richiesta del dicasteri delle Infrastrutture) alla soluzione del contenzioso Anas, fino all’estensione del bonus diciottenni agli acquisti di musica su piattaforme internet chiesta dal ministero dei Beni culturali. Che propone anche di potenziare le aree culturali di Roma e Pompei e finanziare le fondazioni lirico-sinfoniche, l’Istituto Luce Cinecittà, la Biennale di Venezia e il centro sperimentale di cinematografia. Il ministero della Giustizia chiede di poter assumere 2.500 persone, quello di Graziano Delrio vuole la stabilizzazione degli ispettori di volo Enac, una detrazione al 19% per gli abbonamenti a bus, metro e treni regionali e cerca di spianare la strada alla fusione Anas-Fs con lo stanziamento di 700 milioni per la soluzione del contenzioso della società stradale, conditio sine qua non per l’operazione.

A Montecitorio continuano senza sosta le riunioni tra maggioranza e opposizione per fare il punto sugli emendamenti e cercare un accordo in vista dell’avvio del voto domenica pomeriggio, quando inizieranno le votazioni in commissione Bilancio sui 900 segnalati e sulle proposte governative in arrivo lunedì. L’obiettivo, contrattempi permettendo, resta quello di arrivare in Aula nel weekend successivo, evitando di scivolare nella settimana di stop elettorale che precederà il referendum del 4 dicembre. Intanto mercoledì 23 è atteso l’approdo a Palazzo Madama del decreto fiscale cui la Camera ha votato la fiducia mercoledì. Il testo, che contiene misure da cui il governo conta di ricavare parte delle coperture della manovra, è blindato per evitare ulteriori ritardi.