La scena del bacio tra Giovanni e la Ninfomane ne “il Grido” di Michelangelo Antonioni. L’attrice che rimane nuda sfilandosi la pelliccia e quella in cui alza la gonna per far vedere le sue mutande nella pellicola “La vera storia di Rosemarie” di Rudolf Jugert. La danza a sfondo sessuale di Stella ne “La strada dei giganti” di Guido Malatesta. Poi le immagini e i dialoghi rimossi da film come Zabriskie Point (Antonioni), Alle Soglie Della Vita (Ingmar Bergman), La Notte Brava (Mauro Bolognini) e Il Vedovo (Dino Risi). Il materiale censurato degli anni Cinquanta e Sessanta rivive in una performance e mostra del collettivo Radha May (Elisa Giardina Papa, Bathsheba Okwenje, Nupur Mathur) dal titolo “When The Towel Drops Vol1 I Italy”, ospitata da Area ricerca progressiva.

L’appuntamento è alle 19.30 di venerdì 18 novembre alla Fabbrica del Vapore di Milano. L’intento è quello di riportare alla luce le sequenze cinematografiche e i documenti ufficiali relativi alla censura delle espressioni della femminilità e sessualità nel cinema italiano. Il materiale utilizzato viene direttamente dall’archivio della Revisione Cinematografica e ospitato dalla Cineteca di Bologna.

Il lavoro dopo essere stato presentato a Granoff Center for the Arts (USA) e Interrupt Festival, arriva a Milano “in una nuova versione performativa”, spiegano gli autori, “in cui un gruppo di quindici donne, tra cui artiste, giornaliste e curatrici, leggeranno i visti di censura, intervallati dalla proiezione delle scene tagliate”. Nei giorni successivi alla performance lo spazio espositivo ospiterà una video installazione in cui più di quaranta tagli di censura sono riproposti in un film di montaggio.

La lettura ad alta voce di scene a cui in passato è stata tolto il suono, accompagnato dalla proiezione delle immagini, ha come obiettivo quello di restituire alla comunità frammenti di storia che le erano stati sottratti. “Si tratta di scene tagliate e mai viste in pubblico”, continuano gli artisti nella nota di presentazione dell’evento, “in cui si riflette su come sia cambiato il concetto di accettabilità dell’espressione femminile e della sessualità dagli anni Cinquanta ad oggi, ma allo stesso tempo reintroduce nella memoria collettiva ciò che è stato rimosso e nascosto”.