Il 27 novembre prossimo, il giorno seguente la manifestazione Non una di meno promossa da D.i.Re, Udi e Io decido che si svolgerà a Roma, ci saranno diversi tavoli tematici per affrontare i problemi del femminicido e del sessismo, tra i quali uno sulla narrazione della violenza attraverso i media e le strategie per un ribaltamento in chiave femminista. La violenza contro le donne continua a essere rappresentata e narrata sui media con stereotipi e pregiudizi perché i condizionamenti culturali distorcono la lettura del fenomeno e nei casi peggiori, sconfinano in cialtroneria o sfacciate provocazioni che giustificano  la violenza.

Un esempio di disinformazione sul problema del maltrattamento lo ha dato la sera del 15 novembre il programma Mediaset Le Iene (e non è la prima prima volta).

Il servizio L’uomo che picchiava le donne comincia con l’intervista a un uomo, chiamato Luca, che racconta di aver maltrattato più donne. Il dialogo tra  il giornalista Luigi Pelazza procede senza una analisi competente e approfondita del maltrattamento nelle relazioni di intimità, senza un quadro di riferimento e tutto lo spazio viene lasciato alla testimonianza dell’autore del maltrattamento. Il problema è che l’intervistato e l’intervistatore condividono la stessa narrazione della violenza. Un botta e risposta che attraversa stereotipi dall’uso più volte del termine “amore malato” fino al momento in cui la donna vittima viene biasimata con una domanda che suggerisce già la risposta: “Quindi anche se tu la picchiavi, lei ti amava lo stesso?” (Luigi Pelazza) – “Sì mi amava lo stesso, il tipico amore malato” (Luca).  

Ne emerge una visione banale e stereotipata della violenza (amore malato), dell’autore di maltrattamenti (pervaso da raptus e privo di controllo), della vittima (passiva, colpevole di non agire; capace di amare, ma in modo malato) e della violenza stessa che è identificata solo con quella che causa lividi, ematomi e contusioni (sui quali in due occasioni Pelazza insiste e calca la mano).

Il servizio si conclude in un  Centro contro la violenza (che non viene identificato) dove si svolge una grossolana simulazione di un colloquio tra la psicologa, l’autore di maltrattamento a favor di telecamera, alla presenza del giornalista. Desta perplessità quell’accenno di risata complice fatta dalla professionista nei confronti dell’autore di maltrattamenti e la descrizione della violenza con l’immagine di “un leone affamato nella foresta”.

Michele Poli responsabile del Centro Ascolto Maltrattanti di Ferrara dice che “l’uomo che nel servizio de Le Iene racconta il suo vissuto, lo fa come molti uomini nei centri per maltrattanti. Ma questo è il livello di consapevolezza di un uomo che si rivolge ai nostri Centri. Da lì si deve partire per agevolare un’altra visione dentro di sé. Mi riferisco al fatto che con quella “cultura” e con quella persona dobbiamo fare i conti per saperla neutralizzare. Differente è come mettere in luce quelle testimonianze. Siamo di fronte alla solita insensibilità di certa informazione“. Alessandra Pauncz, presidente Relive – Rete nazionale dei centri per uomini autori di violenza e presidente del Cam di Firenze spiega: “Cam si è sempre rifiutato di prestarsi (nonostante due tentativi in due occasioni) al loro modo di fare informazione. Ci sembra che ci sia sempre un rischio di mancanza di rispetto per le persone che raccontano la loro storia o che ne sono influenzati. Ma il loro format è questo ed è, dal nostro punto di vista un modo sbagliato di fare comunicazione“.

Purtroppo molti programmi televisivi mirano all’audience buttando nel tritacarne della spettacolarizzazione anche temi delicati e complessi, come quello della violenza, che dovrebbero essere affrontati con competenza e attenzione per non aggiungere danno al danno.

L ‘avvocata bolognese Barbara Spinelli esperta in tema di violenza contro le donne (ha pubblicato Femminicidio) ha detto a questo proposito che “il problema non è che cosa ci aspettiamo (da Le Iene e simili programmi), le segnalazioni servono per lanciare azioni. Il punto è la strategia di prevenzione e il contrasto delle narrazioni tossiche“.

Come e soprattutto che cosa dobbiamo fare? L’appuntamento per discutere e trovare possibili soluzioni è domenica 27 novembre ai tavoli promossi da Non Una di Meno a Roma.

@nadiesdaa