Erano mesi che era atteso l’annuncio. E oggi è arrivato. L’ex ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, si candida all’Eliseo per le prossime presidenziali. L’ex fedelissimo di François Hollande che ad agosto voltò le spalle al presidente per lanciare il suo movimento politico En Marche!, nato lo scorso aprile, ha annunciato la sua discesa in campo a Bobigny, nella banlieue di Parigi. “Sono pronto, ce la possiamo fare, per questo sono candidato alla presidenza della Repubblica”, ha annunciato, insistendo sulla sua volontà di “far entrare la Francia nel XXI secolo”.

A 38 anni Macron ha rotto gli indugi con il suo movimento neoliberal che vuole “cambiare la Francia” e rivoltandosi contro il presidente che l’aveva voluto giovanissimo come consigliere all’Eliseo, affidandogli poi – due anni fa – uno dei ministeri più delicati, quello dell’economia. Ma i rapporti con Hollande e con il premier Manuel Valls si erano irrimediabilmente deteriorati. Nei mesi scorsi il giovane politico aveva parlato di avere già una lista di misure “per cambiare il Paese già dal prossimo anno. Ho toccato con mano – aveva detto – i limiti del nostro sistema politico”. Sposato con Brigitte, sua ex professoressa al liceo, si è diplomato dell’Ena, la prestigiosa Scuola della pubblica amministrazione francese. Già banchiere per Rotschild, Macron era stato fedele consigliere di Hollande fin dalle primarie 2011, dando poi un contributo fondamentale alla vittoriosa campagna elettorale socialista insieme al suo ex vicino d’ufficio Michel Sapin, poi ministro dell’Economia e delle Finanze. Macron non ha mai riscosso successo nelle file del partito socialista, i cui leader non gli hanno perdonato alcune prese di posizione lontane da quelle tradizionali della gauche, ma anche il comportamento non sempre cooperativo con gli altri membri del governo e con l’Eliseo. Una spaccatura che lui non aveva esitato ad ampliare dichiarando: “L’onestà mi obbliga a dire che non sono socialista. Ma cosa importa? Quando si è ministro, si è ministro della Repubblica e dunque si serve l’interesse generale”.

“È l’espressione di un profondo rifiuto del sistema, lo stesso che ha portato i nostri amici britannici a uscire dall’Europa – ha detto il candidato all’Eliseo dell’elezione di Donald Trump – Quest’elezione dimostra che nulla è mai scritto in anticipo. Bisogna sempre ascoltare quello che il popolo ha da dire e non ciò che si vorrebbe dicesse. Queste elezioni esprimono una richiesta di protezione e rispetto del sentimento popolare penso condivisa dai francesi. Va trasformata non in un rifiuto del presente ma in una speranza di cambiamento”.