Benvenuta, Stelvio. Ti sei fatta attendere, come da tradizione italiana, ma alla fine sei arrivata. Con il compito, arduo, quantomeno di arginare lo strapotere teutonico tra gli sport utility premium. E chissà che il nome scelto, evocativo del più alto valico montano d’Italia (2.758 metri d’altitudine), non sia in qualche modo di buon auspicio per raggiungere il traguardo.

Intanto c’è da registrare che il palcoscenico scelto per il debutto (previsto con l’anno nuovo) è strategico: quell’America, leggi il salone di Los Angeles, fresca di “shock” Trump e soprattutto bramosa di modelli del Biscione di cui è all’asciutto da troppo tempo, sempre che non si vogliano considerare le poche 4C coupé e spider vendute negli States durante l’ultimo biennio.

Proprio mentre la kermesse californiana apre i battenti, arrivano le prime informazioni ufficiali sulla nuova nata dopo la “fuga” di immagini da parte dei media americani. I pilastri su cui si basa l’operazione Stelvio, cruciale per raggiungere l’obiettivo dichiarato di 400 mila auto vendute nel 2018, sono quelli della più sana tradizione Alfa Romeo: design italiano, prestazioni e assetto impeccabili, così come i motori.

Certo, è presto per dirlo visto che ancora non l’abbiamo guidata. Ma la discendenza diretta dalla Giulia, con cui condivide la piattaforma costruttiva nella fabbrica di Cassino (dopo esser stata progettata nel centro d’ingegneria di Modena), lascia più di un indizio positivo sul gusto che anche la nuova nata dovrebbe dare al volante.

Le dimensioni (468 centimetri di lunghezza, 165 cm di altezza e 216 cm di larghezza) sono quelle di un suv medio grande, e fin da subito l’obiettivo degli ingegneri italiani è stato quello di raggiungere quell’alchimia perfetta tra la distribuzione dei pesi e il rapporto peso/potenza. Il motore al debutto, sulla versione “cattiva” Quadrifoglio, è stato realizzato in collaborazione coi tecnici Ferrari: si tratta di un V6 2.9 biturbo benzina da 510 cavalli, abbinato a un cambio automatico ZF a otto rapporti. Chi l’ha sentito “cantare” assicura che il rombo è proprio quello classico Alfa Romeo… Ma chi non fosse così estremo in futuro potrà optare anche per un 2.0 turbo benzina Multiair da 280 cavalli.

Ma la Stelvio riserva anche parecchie soluzioni tecniche di pregio. A cominciare dalla trazione integrale Q4, che gestisce la motricità della vettura in tempo reale scegliendo a seconda delle necessità la ripartizione di coppia ottimale tra i due assali. Coadiuvata anche dal Torque Vectoring, che grazie alle due frizioni permette di controllare separatamente la coppia per ciascuna ruota e assicurare così il massimo scarico possibile di potenza sull’asfalto. Cosa che avviene esattamente nel modo in cui lo desidera chi guida, grazie al selettore Alfa Dna Pro, che permette di agire sulle impostazioni dinamiche dell’auto secondo 5 settaggi: Dynamic, Natural, Advanced Efficiency (risparmio energetico) e Race (il massimo delle prestazioni). Completano l’opera il sistema di sospensioni AlfaLink e l’Integrated Brake System, il sistema elettromeccanico che combina il controllo di stabilità con il tradizionale servofreno.