Una donna che salva ripetutamente la vita ad altre donne. Sembra uno spunto narrativo banale, ma nel cinema odierno a livello di scrittura è una scelta rarissima, se non addirittura invisibile. Agnus Dei, diretto da Anne Fontaine e in uscita nelle sale italiane il 17 novembre per Goodfilms, osa cotanta femminilità nel raccontare gli accadimenti accorsi nel dicembre 1945 alla vigorosa e giovanissima Mathilde (una magnifica Lou de Laage) medico ufficiale delle Forze Interne Francesi in forza alla Croce Rossa nei sobborghi di Varsavia distrutta dalla guerra. Una donna forte e decisa in sala operatoria come in corsia che un giorno risponde alle suppliche di una giovane suora apparsa fugacemente nell’ospedale da campo per chiedere una visita urgente dentro al convento benedettino dove vive. Tra le sacre mura c’è una sorella gravemente ammalata che ha bisogno di cure immediate. Sfidando il protocollo ospedaliero Mathilde si intrufola nel convento e scopre una novizia in stato di gravidanza. Solo il taglio cesareo salverà la vita alla ragazza. Dopo aver giurato segretezza su quello che è accaduto alla temibile Madre Badessa (l’Agata Kulesza del film Ida), quest’ultima terrorizzata dalla possibilità che la notizia della suora incinta trapeli offuscando la reputazione del convento, Mathilde scopre che lì dentro di suore incinta ce ne sono parecchie, e ce n’è pure qualcuna malata di sifilide. Il tragico segreto del convento benedettino è la conseguenza dell’invasione dei soldati russi, presunti “liberatori”, che non hanno risparmiato razzie e violenze nemmeno di fronte alle mura del convento.

Virato su una trattenuta e opaca tavolozza cromatica bianca-grigio-blu, costruito su un ritmo rallentato per favorire l’emergere graduale del mistero, Agnus Dei è un film totalmente al femminile, dove gli uomini appaiono soltanto nella loro cinica, vuota, ottusa ordinarietà di guerra e ordini militari. Sono realmente le donne, sia Mathilde che le giovani novizie stuprate, a modulare contenuto dell’opera, a stimolare riflessione e soluzione per il problema apparentemente insolubile delle “vergini” all’improvviso invase da pannolini e pianti di neonati. C’è poco da ridere in questa opera di Anne Fontaine, sceneggiata da uno dei critici dei Cahiers post ’68 come Pascal Bonitzer, e c’è molto da imparare anche solo per come vengono stratificati di senso personaggi e spazi. Di Mathilde, corteggiata dall’ambiguo collega chirurgo ebreo (“gli unici polacchi che amavo erano nel ghetto e non ne è rimasto uno”), emerge la preparazione politica “comunista”, salvezza sociale e culturale in un mondo maschilista, ma anche stigmata da riesumare all’occorrenza per i nemici, ateismo convinto che però diventa base di confronto a mai di scontro con le “sorelle” in convento. Mentre dolore umano e dubbio teologico del mondo monastico filtrano attraverso l’espressività contrita e decisa delle giovani e meno giovani suore, autentico florilegio di ovali stretti, visi spezzati e bramosi di futuro.

Allo stesso modo l’apparente muto, gelido ed innevato ambiente scenografico (il film è stato girato realmente in Polonia) invece di isolare e proteggere l’austero convento, si rivela una frontiera attraversabile che non offre rifugio alla violenza dei violenti predoni.Agnus Dei – titolo internazionale The Innocents – si basa sugli eventi realmente accaduti alla dottoressa Madeleine Pauliac, medico della Croce Rossa che a 33 anni incontrò e studiò queste atrocità della guerra, trascorrendo molto tempo in due conventi benedettini polacchi. Nei suoi diari la donna spiegò che i soldati violentatori non sentivano alcun senso di colpa per gli atti commessi, perché venivano incoraggiati dai loro superiori a commettere questi crimini come ricompensa per il loro duro lavoro sul campo di battaglia. La Pauliac morì in un incidente d’auto vicino Varsavia nel febbraio del 1946. La Mathilde della Fontaine interpretata da Lou de Laage le rende grande onore: un’eroina moderna coraggiosa ed imperturbabile di fronte alle storture e agli orrori del mondo.