Per mesi ha cercato di nascondere calci, pugni e schiaffi. Ogni volta una scusa diversa, per proteggere i genitori. Fino a quest’estate, quando arrivata per l’ennesima volta al pronto soccorso non ce l’ha fatta più ed è crollata, raccontando tutto agli operatori dell’ospedale, che poi hanno avvisato la polizia. La storia arriva da Rimini. Qui nei mesi scorsi una ragazza di 20 anni ha denunciato maltrattamenti e botte, ricevute tra le mura di casa, da quella famiglia che avrebbe dovuto sostenerla e proteggerla, e che invece, per due anni, l’ha punita per il suo orientamento sessuale.

La vicenda, raccontata dalla stampa locale, coinvolge una coppia di stranieri, 43 anni lei e 49 anni lui, e la loro figlia di 20, apertamente bisessuale. E inizia a luglio, quando la giovane si presenta in ospedale, ferita dalle percosse ricevute dai genitori. Non è un volto nuovo ai medici, già altre volte si è rivolta al pronto soccorso, con lividi e fratture. Tra cui, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, anche la rottura del naso e delle costole. Ma questa volta non ha la forza di inventarsi scuse e giustificazioni per evitare guai alla famiglia: in preda a una crisi di pianto rivela di essere stata picchiata, ancora una volta, dai genitori, per via della propria omosessualità.

Da qui l’apertura dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Davide Ercolani. Un’indagine particolarmente delicata vista la materia, e che punta, tra le altre cose, a verificare l’attendibilità della testimonianza della ragazza. Per il momento i racconti della 20enne delineano una situazione insostenibile, caratterizzata da insulti e violenze durate due anni. Una volta scoperto il suo orientamento sessuale, i genitori l’avrebbero minacciata di morte e insultata, urlandole frasi come “sei malata” o “non sei normale”. Le avrebbero ordinato di non avere relazioni con altre ragazze, per loro un fatto inaccettabile e insopportabile. E poi botte, con pugni e calci. Violenze che più volte l’avrebbero costretta ad andare in ospedale. Ora i genitori sono indagati per maltrattamenti e lesioni sulla figlia.

“Dietro questa storia c’è un livello di sofferenza umana devastante” è il commento di Marco Tonti, alla guida dell’Arcigay di Rimini. “Noi abbiamo appreso la storia dalla stampa. Purtroppo la ragazza non ha mai chiesto aiuto, non si è mai rivolta ai nostri sportelli. Forse avremmo potuto fare qualcosa, darle assistenza”. Per Arcigay, che spesso si trova davanti vittime di omofobia, “sono indispensabili interventi di cambiamento culturale e sociale, a partire soprattutto dalle scuole ,dove i più giovani devono essere educati al rispetto delle differenze e alla lotta al bullismo e alla discriminazione in genere”.