“Amnesty International mente. Non è parziale”. E’ la denuncia che lanciano tutti gli accusati dall’organizzazione internazionale per la protezione dei diritti umani. Ma quando gli stessi finiscono nei dossier di Amnesty come vittime, allora l’organizzazione dice il vero, salvo per quelli che in quel momento sono i denunciati. In sostanza: Amnesty International e le altre organizzazioni che documentano le violazioni dei diritti umani, diventano bugiarde; non affidabili; pagate da governi stranieri o agenti esteri dagli accusati.

Qualche giorno fa, l’ufficio moscovita dell’organizzazione è stato chiuso dalle autorità che hanno motivato la scelta così: “Non hanno pagato l’affitto”. Ma gli attivisti si sono difesi dimostrando di essere in pari con i pagamenti.

In Iraq, quando Amnesty ha denunciato, negli anni ’90, la persecuzione dei curdi iracheni da parte del regime di Saddam Hussein, essa era affidabile – dicevano allora Barzani e quelli che nel futuro sarebbero diventati le autorità del governo del Kurdistan iracheno. Mentre oggi, passando da vittime a carnefici, vengono denunciati per aver portato avanti la “demolizione delle case di centinaia di abitanti sunniti e arabi che qui si erano rifugiati dopo essere fuggiti dalle province di Anbar, Diyala e Salahaddin”, diventano “parziali”, come ha detto Karwan Jamal Tahir, rappresentante del governo regionale del Kurdistan iracheno in Gran Bretagna.

Oggi, l’Ong ha diffuso un comunicato in merito al caso di “esecuzioni da parte dei soldati federali e un caso di decapitazione”. La notizia arriva in concomitanza della diffusione di una nota di Human rights watch che documenta: “Almeno 37 uomini sospettati di legami con l’Is sono stati catturati dalle forze irachene e curde presso checkpoint, villaggi e campi per sfollati”.

Probabilmente oggi arriverà la scomunica del presidente iracheno al Abadi che avrà certamente difeso o utilizzato i dossier di Amnesty quando questi erano riferiti ai crimini e alle violenze dell’Isis.

A parte il fatto che quello che accade a Mosul, e che accadrà nel nord del paese, è ciò che può essere semplificato in una frase: le vittime diventano carnefici. Chi ieri era perseguitato oggi generalizza le colpe su quel gruppo etnico o religioso a cui si richiamano i carnefici di ieri. Perciò, fin da prima dell’inizio dell’offensiva a Mosul si sapeva che le truppe dei “liberatori” avrebbero compiuto crimini. Per limitarli si era provato a trovare accordi con le varie forze in campo: come la promessa del Fronte di mobilitazione – gruppo sciita – di non entrare nella città a maggioranza sunnita.

Amnesty non è parziale, anzi. La sua imparzialità è data dal fatto di non far sconti a nessuno: anche a quelli che giudichiamo ‘i buoni’.