Il senatore Antonio Azzollini, ex Ncd ora in Forza Italia, già potente presidente della Commissione bilancio, andrà a processo con altre 41 persone per la presunta maxitruffa sulla costruzione del porto di Molfetta, la cittadina pugliese di cui era sindaco quando fu avviata la grande opera da 150 milioni di euro segnata da costi lievitati e ostacoli di varia natura, e rimasta incompiuta. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Trani Francesco Messina. Il processo inizierà il prossimo primo marzo dinanzi al Tribunale collegiale di Trani. Tramite il suo legale, l’avvocato Felice Petruzzella, il senatore Azzollini ha rinunciato alla prescrizione per un capo d’imputazione di minaccia aggravata, l’unico già prescritto.

Ad Azzollini, sindaco fino al 2013, la procura di Trani contesta 18 capi d’imputazione per numerosi reati: concussione, associazione a delinquere, abuso di ufficio, falso, truffa, violazione e distruzione di aree paesaggistiche tutelate, fino alla violenza privata e alle minacce. Secondo l’accusa l’allora sindaco avrebbe appaltato nel 2007 i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale per 72 milioni di euro, con una gara vinta dalla coop rossa Cmc di Ravenna. Costo lievitato poi a 147 milioni per gli interventi di bonifica dei fondali da migliaia di ordigni bellici inesplosi. Circostanza che, secondo i pm di Trani, era ben nota a tutti ancora prima che la gara fosse bandita, come documentano scambi di mail interne alla Cmc finite agli atti del processo. Gran parte dei finanziamenti pubblici, contesta la Procura, sarebbero poi stati distratti dal Comune che, invece che per i lavori del porto, li avrebbe utilizzati per far quadrare i conti del bilancio cittadino.

Intanto negli la somma stanziata da Stato e altri enti pubblici per l’opera, secondo i calcoli dell’amministrazione comunale di Molfetta succeduta a quella retta da Azzollini, è arrivata a toccare i 170 milioni di euro. Eppure il porto, che avrebbe dovuto essere realizzato entro il 2012, resta a tutt’oggi incompiuto. Secondo i magistrati il senatore Azzollini è stato il promotore dell’associazione per delinquere che ha dirottato su Molfetta quei fondi. Del presunto gruppo criminale avrebbero fatto parte anche Vincenzo Balducci, ex dirigente comunale ai lavori pubblici, e Giorgio Calderoli, procuratore speciale della Cmc, capofila dell’Ati che si è aggiudicata i lavori.

Al termine dell’udienza preliminare il giudice ha prosciolto da ogni accusa uno dei 45 imputati per i quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, l’allora segretario generale del Comune di Molfetta Michele Camero, e ha stralciato per difetti di notifica la posizione di altri due imputati, all’epoca revisori dei conti, rinviando gli atti alla Procura.

L’inchiesta sul senatore Azzollini – successivamente raggiunto da una richiesta di arresto, poi annullata, per il crac della casa di cura Divina provvidenza – è diventata un caso politico nell’ottobre 2014, quando con il voto del Pd il Senato ha respinto la richiesta di utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche indirette del senatore.