Nella mia ultima analisi sul sito del Fatto Quotidiano scrivevo proiettando la vittoria di Trump al 10 novembre. Ovvio direte voi, facile dirlo adesso che ha vinto. Certo, ma io ho scritto che Trump avrebbe vinto, spiegando il perché vinceva già il 2 novembre. Scrivevo avendo contro tutti gli exit poll americani, tutti i media americani, e anche i media italiani.

Ora che la vittoria di Trump è Storia, io posso togliermi qualche sfizio.

I giornalisti e i media americani (e perché no pure europei) dicono: “Trump a sorpresa ha vinto”. NO. Trump non è una sorpresa, trovo invece sorprendente che i media non abbiano saputo fare il loro lavoro, drogati da exit polls fatti male, influenzati pesantemente dal “mood” del momento.

Vediamo chi ha sbagliato e perché.

1 – Gli exit poll. La previsione del voto su base di sondaggi non è una scienza perfetta. Come vengono presi i sondaggi, generalmente? Ci si attacca al telefono e si comincia a chiedere: “Per chi voterebbe lei”?. E chi fa questi sondaggi? Dei super esperti di statistiche? Chi raccoglie le risposte? Buttiamola lì, forse sono stagisti sotto pagati e demotivati? Perché si sa e si sente dire, “il lavoro di minutaggio facciamolo fare a qualche schiavo”. E se lo schiavo se ne infischia e scrive quello che vuole?

Oppure si usano i big data. Questa parola magica che dovrebbe risolvere tutto. Certamente le analisi dei comportamenti degli elettori sulla base di cosa condividono e twittano è sicuramente utile. Tuttavia mi domando quanti tra i votanti di Trump sono “social”? La “pancia” dell’America non è tecnologicamente così avanzata. Al contadino o all’operaio medio di andare a dire su Twitter o Facebook cosa ha votato non interessa nulla. Interessano le sovvenzioni per la soya o il sussidio alla disoccupazione se la sua fabbrica viene trasferita in Cina. Quelle persone non si fanno il problema di rispondere al telefono per dirti: “Sì, ho votato Trump”. Quindi con un fenomeno come Trump (esempio simile lo troviamo con la Brexit) c’è una massa silenziosa di scontenti che vota fuori dai radar.

Ovvio, poi ci sono i finti “politicamente corretti”. Anche in stati perbenisti come quelli di New York e Washington l’elettore medio di Trump (che è un buzzurro arricchito, non un gentleman della politica atlantica soft) non ti dirà mai “sì certo, anche se sono benestante sono preoccupato da questi zotici di politici attuali che mi stanno impoverendo e voto Trump”. Non lo diranno perché fa brutto.

2 – I media. Essere politicamente corretti fa quasi sempre bene. Quindi molti giornalisti sicuramente hanno preferito vincere facile e, sempre basandosi su exit poll “affidabili”, dare la sponda alla Clinton. Dopo tutto diciamocelo: se io sono un giornalista, con l’aria che tira nelle redazioni (aria di tagli e licenziamenti) con i robo-giornalisti che migliorano sempre più le pubblicazioni tecniche, chi me lo fa fare di rischiare una figuraccia e magari il posto di lavoro suggerendo che possa vincere quel sessuomane, guerrafondaio, mangia bambini, magari pure comunista di Trump. Dopo tutto “quello lì sembra un Berlusconi de noartri e quindi gli americani mica lo possono far vincere.”

3 – I governanti del mondo. Chi siano gli spin doctor o gli analisti geopolitici di questi governanti lo ignoro. Ma molti di loro che hanno bisbigliato sino all’ultimo ai loro capi politici che Clinton avrebbe vinto sicuramente, è meglio vengano licenziati. E lasciamo perdere anche i Think Tank perbenisti che, dall’alto delle loro torri di avorio dibattono la bontà o meno di un trattato commerciale (massacrante) come il TTIP spiegando come tutto vada bene. Gli stessi Think Tank pieni di analisti che, forse, ricevono “caldi” suggerimenti su come orientare e pubblicare le loro analisi indipendenti.

Sento ora che Renzi ha detto: “Chi si aspettava Trump un anno fa”. Io mi sentirei di rispondere: “O Matteo stai sereno, però licenzia i tuoi analisti politici che non lo hanno visto arrivare”.

La Germania non apprezza il risultato, ma lo accetta. Wow che fortuna pensare se non accettava Trump, cosa faceva? Il Quarto reich?

Lasciamo perdere il comunista francese, non val la pena discuterne di più.

Gongola Putin: da uomo che ha rifatto grande la sua nazione dopo il massacro di energie e società dell’era dell’ubriacone, auspica un riavvicinamento Usa-Russia.

Io credo che dopo non aver previsto la Brexit, non aver previsto Trump, molte persone che “scrivono e analizzano” dovrebbero farsi un serio esame di coscienza… e cambiare lavoro.

@enricoverga