Forse mai nella storia degli Usa, i due candidati che l’8 novembre si contendono lo scettro presidenziale, sono stati così mediocri e distanti dalle vere esigenze del popolo statunitense. Hillary Clinton e Donald Trump sono specchi che riflettono l’immagine di un impero che sta collassando.

Dopo gli otto anni di presidenza di Barack Obama, elezione che da molti fu accolta come una vera liberazione, si palesa che la politica negli Stati Uniti è del tutto sottomessa alle oligarchie economico finanziarie. Con la vittoria di Obama si credeva che l’acquisto d’armi sarebbe stato sottoposto a qualche limite, ma le lobby degli armamenti, nonostante le periodiche stragi, continuano a vendere i propri prodotti di morte come se fossero hamburger. Il regime alimentare americano è ancor più devastante e uccide più dell’industria degli armamenti. Con Obama, e soprattutto con i messaggi della moglie Michelle, si pensava che la potente industria del junk food potesse essere depotenziata.

Nulla di questo è accaduto e Michelle si è dovuta accontentare del proprio orto biologico nei giardini della Casa Bianca, mentre i cittadini Usa (specie i più poveri) continuano a morire per questa overdose di pinguedine. Chi si ammala prosegue la propria esistenza da consumatore passivo imbottendosi di farmaci veicolati da Big Pharma, un’altra lobby che Obama non è riuscito a scalfire.

Il premio Nobel per la pace Obama, durante i suoi due mandati dal 2009 al 2016 ha usato con poca parsimonia gli aerei da guerra, anzi è proprio durante la sua presidenza che è esplosa la commercializzazione dei famigerati droni telecomandati e in generale della vendita d’armamenti bellici. Altra dimostrazione di come gli Usa siano eterodiretti da oligarchie e i presidenti sono come aviatori che conducono un aereo con il pilota automatico la cui rotta è stata già impostata. Inoltre, con il primo presidente di colore s’ipotizzava che il razzismo fosse finalmente messo ai margini della società a stelle e strisce, ma non è stato così: la polizia continua a uccidere neri e ispanici come se fossero zanzare.

Il prossimo presidente non farà meglio, anzi. L’elezione di Hillary Clinton (da alcuni soprannominata Killary), potrebbe davvero far degenerare i rapporti con la Russia. Putin è consapevole che militarmente il suo Paese, rispetto alla Nato, è nettamente inferiore. L’unica guerra in cui possono essere competitivi è quella nucleare. Le recenti armi prodotte, infatti, sono i famigerati Satan 2 un missile nucleare in grado di distruggere l’intera Francia. Inoltre, le bugie della Clinton sono seconde solo a quelle del marito e nonostante i proclami d’indipendenza il suo è il volto delle multinazionali e di banche speculative come la Goldman Sacks che ha finanziato la sua campagna elettorale. Per tale ragione l’intero coro mediatico canta le sue lodi.

L’altro contendente è Donald Trump. Dimostrazione vivente che non sussiste una correlazione positiva tra ricchezza e intelligenza. Un uomo tracotante che è l’altro volto della medaglia di un Paese che è un cocktail di mentalità darwinista e calvinista. Trump è la voce di un popolo che ha paura e che crede di trovare in lui un condottiero in grado di difenderli. Ma difenderli da chi? Da quegli immigrati che sono il prodotto delle politiche neoliberiste? Uomini e donne che quando riescono a varcare le frontiere poi vengono sfruttati in lavori disumani? Una situazione simile a quella nostrana in cui una crescente strumentalizzazione politica sta alimentando una voluta guerra tra poveri.

L’unica certezza è che l’8 novembre, a prescindere di chi vincerà, alla Casa Bianca risiederà, potenzialmente, il peggiore presidente della storia. Eppure di pessimi presidenti i cittadini statunitensi ne hanno avuti diversi. Si pensi a Truman per aver sganciato le due bombe atomiche sul Giappone; Nixon per lo scandalo Watergate e la guerra in Vietnam; Reagan per le politiche imperialiste in America Centrale e per aver diffuso la controrivoluzione neoliberista e i due Bush che hanno incendiato il Medio Oriente.

Ma quanti cittadini statunitensi sono davvero consapevoli della politica estera del loro Paese? Una politica estera sovente occultata che ho tentato di riassumere. Temo che in pochi elettori statunitensi davvero la conoscano altrimenti non si troverebbero a scegliere tra questi due infausti candidati.