Il 4 novembre è divenuto, in Russia, ufficialmente, ormai da tempo, giornata dell’”Unità Popolare”. Il ponte che si crea, dal 4 al 7, serve ottimamente per sostituire le feste che caratterizzarono, per decenni, l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Così i russi non hanno dovuto cambiare abitudini, pur avendo cambiato il regime politico. Infatti, a me che sono stato invitato ad assistere e intervenire alla X Assemblea del Russkij Mir (Il Mondo Russo), Mosca è apparsa come alla vigilia del nuovo anno. Insomma, tutti in auto a fare le compere.

Ma quest’anno Putin ha deciso di pigiare il piede sull’acceleratore e ha riempito di contenuti una data altrimenti vuota. Ed è un vuoto di ideali che, da 25 anni, non è ancora stato riempito da niente. Per questo, alla vigilia del giorno dell’”Unità del Popolo”, ha proposto alla Duma, la Camera bassa, di cominciare il lavoro per un disegno di legge “sulla nazione russa”. Segnale forte. Ma questo 4 novembre c’è un altro segnale equivalente a un colpo di scena. La mattina Putin in persona è andato a portare una corona di fiori al monumento dedicato a Minin e Pozharskij, la coppia di eroi russi che organizzarono l’esercito di volontari che cacciò i polacchi dal Cremlino e pose fine al “periodo dei Torbidi “, nel 1612. Il monumento al principe Pozharskij e al commerciante Minin è sulla Piazza Rossa, più o meno dove fu sistemato dallo Zar Alessandro I nel 1818.

E poi c’è il terzo colpo di scena. Dalla Piazza Rossa Vladimir Putin ha fatto un mezzo giro del Cremlino per andare a inaugurare — insieme al patriarca ortodosso Kirill —il monumento nuovo di zecca al Principe Vladimir, colui cui la storia russa attribuisce la cristianizzazione, il battesimo, della Russia. E qui i significati diventano straordinariamente attuali, sebbene l’evento risalga all’incirca al 988. Fu in quella data che Vladimir il Grande si fece battezzare a Kherson (Crimea) e poi diede ordine alla sua famiglia e alla intera popolazione di Kiev (odierna Ucraina) di battezzarsi nelle acque del Dnepr.

Inutile sottolineare ciò che si vede in trasparenza: Minin e Pozharskij servono a ricordare all’Occidente (e in primis alla Polonia), che la Russia è vigilante. Vladimir il Grande serve a ricordare all’Occidente, sul fronte sud-est, che la Russia è nata in Crimea e che la cristianità ortodossa del mondo russo è nata a Kiev. Sulla salita di fronte alla Porta Borovitskaja si è dunque celebrato un vero e proprio atto politico che, visto dall’interno della Russia odierna, è denso di implicazioni.

La Russia di questi tempi è piena di “sorprese”: da interpretare con strumenti concettuali nuovi. Paese che ha subito una svalutazione della propria moneta del 40% e oltre, e che si trova in una significativa recessione economica a causa anche delle pressioni esterne (sanzioni e guerra di Siria, politica di riarmo e modernizzazioni delle sue forze armate), ma che invece di manifestare segni di demoralizzazione e di sfiducia, sembra ritrovare se stesso e, in ogni caso, manifesta una incrollabile fiducia nel suo leader.

Del resto Putin marcia deciso con l’appoggio di tutti e quattro i partiti della Duma, ciascuno dei quali ha una propria linea “nazionale” (o, se si preferisce, nazionalista), ma nessuno dei quali si discosta di un millimetro dalla sua politica estera.

Gli unici che sono più nazionalisti di Putin e della Duma al completo, sono numerosi gruppi di vario orientamento, di sinistra, di destra, misti che nel giorno dell’Unità del Popolo, quest’anno hanno manifestato in tre diversi posti della capitale, gli uni in polemica con gli altri. Niente più un’unica “marcia popolare”, come negli scorsi anni. Tutti hanno avuto la regolare autorizzazione della polizia. Anche il partito non registrato ufficialmente di “Grande Russia”, che ha convocato la sua assemblea pubblica chiamando a manifestare tutti i cittadini “salvo i liberasti e gli amici del Cremlino”.