In un saggio del 1983 Thomas Hill, professore statunitense di filosofia all’Università della North Carolina, sosteneva che in un mondo moralmente perfetto non saremmo mai chiamati a scegliere tra ‘mali’ di diversa entità. Non dovremmo, in altri termini, essere costretti a scegliere tra il fare una cosa che pure ci ripugna o che riteniamo sbagliata e un danno peggiore che deriverebbe dal non farla. Purtroppo però non viviamo in un mondo moralmente perfetto, e siamo chiamati a volte a scegliere se fare il male per prevenirne uno più grande. Si chiama teoria del male minore.

In Radici, racconta Hill, si trova una rappresentazione icastica di questo ragionamento morale: un uomo bianco è costretto a frustare uno schiavo suo amico per evitare che egli venga frustato dai suoi padroni più crudelmente. L’uomo bianco che frusta il suo amico è un pragmatista, poiché guarda al risultato e non esita a considerare che le regole morali siano fatte per indicare ciò che a prima vista è sbagliato, ovvero ciò che in una condizione ‘normale’ deve essere considerato tale. Il pragmatista agisce però protetto da una eccezione: ‘tutto considerato’, non è moralmente sbagliato prendere decisioni che producano un torto per evitarne uno più grande.

Il purista invece è colui che non viene scalfito dal ‘tutto considerato’: egli va diritto sulla via dei principi e della giustizia, e non deflette da tale proposito, perché fiat iustitia, pereat mundus. Kant, come è noto, sosteneva che non si è autorizzati a dire una bugia neanche per prevenire un omicidio. Mentre Max Weber distingueva l’etica della convinzione dall’etica della responsabilità: la prima è propria dell’uomo che – in termini religiosi – opera per il bene e non si cura delle conseguenze, mentre la seconda ha a cuore ciò che deriva dall’azione e che l’azione produce. Ragionamenti che ritroviamo, per esempio, delle considerazioni che sottendono il dibattito sulla Google Car, la macchina senza guidatore umano: cosa dovrebbe fare, per esempio, una macchina che fosse posta di fronte alla ‘scelta’ se investire un gruppo di pedoni per evitare danni ai propri passeggeri oppure andare a sbattere contro un muro salvando i pedoni e uccidendo coloro che sono nell’abitacolo?

Ecco, anche la politica usa lo schema del male minore. Qualcosa che ha a che fare con la machiavelliana idea che ottenere risultati virtuosi giustifichi i mezzi ‘ambigui’ utilizzati. Eppure il male minore in politica è un ragionamento borderline che rischia di giustificare azioni immorali (e illegali) attraverso l’argomento della prevenzione di un danno peggiore. È giusto, per esempio, colpire con un missile lanciato da un drone un gruppo di persone tra le quali potrebbe nascondersi un terrorista, al fine di evitare che quel terrorista possa nuocere partecipando alla pianificazione e realizzazione di attacchi? È giusto, al fine di difendere la democrazia, sospendere alcune garanzie costituzionali o alcuni diritti previsti dai trattati internazionali in nome della lotta al terrorismo?

Si potrebbe andare avanti, ma veniamo al punto. L’Fbi ha riaperto l’inchiesta sulle mail di Hillary Clinton. Al di là delle valutazioni sul ruolo ‘politico’ del Federal Bureau, la notizia fa pensare che Comey e i suoi abbiano scoperto qualcosa di grosso. Qualcosa che potrebbe avere a che fare con la tanto ventilata faccenda della corruzione dei Clinton, che passerebbe dalla fondazione che i due hanno messo in piedi e che ha raccolto ingenti quantità di denaro. Come è noto, infatti, l’uso di un account non ufficiale da parte dell’allora Segretario di Stato Hillary ha consentito a Wikileaks di rendere note le mail della Clinton nelle quali emergeva il Pay to Play: dare soldi alla fondazione per avere canali privilegiati d’accesso all’amministrazione statunitense.

Se la riapertura delle indagini riguardasse gli sviluppi di questi aspetti, e se davvero il capo dell’Fbi Comey avesse tra le mani qualcosa di questo genere, ebbene, come occorrerebbe agire dato che Hillary Clinton è l’unica candidata in grado di evitare la vittoria del tycoon Donald Trump, la cui elezione sarebbe – per i media internazionali – una vera catastrofe planetaria? E più nell’immediato, cosa occorre fare dell’inchiesta dell’FBI? Ipotizziamo che in astratto sia possibile insabbiare tutto, dimenticare i ‘peccatucci’ dei Clinton per evitare il maggior danno di Trump: sarebbe giusto farlo? Oppure occorrerebbe battersi per sapere tutta la verità, a qualsiasi costo, ovvero anche a costo che questo favorisca Trump e lo porti al 1600 di Pennsylvania Avenue?