di Federica Pistono *

Il tema dell’omosessualità è spesso ancora un tabù nel mondo arabo e musulmano, tuttavia non mancano scrittori che hanno affrontato con coraggio questo argomento nei loro romanzi. Basti pensare al kuwaitiano Saleem Haddad con Ultimo giro al Guapa (Ed. e/o, 2016, trad. S. Castoldi) o al giordano Fadi Zaghmout con ʿArūs ʿAmmān (La sposa di Amman, 2012, non tradotto in italiano). Il tema dell’omosessualità femminile è stato trattato negli ultimi anni dalla scrittrice irachena ʿAliya Mamduh con il romanzo al-Ġulāmah (La ragazza, 2000, non tradotto in italiano) e dalla scrittrice siriana Samar Yazbek con il romanzo Raʼihat al-qirfah (Il profumo della cannella, Castelvecchi, 2010, trad. C. La Barbera).

Il libro di ʿAliya Mamduh, spesso citato come esempio di narrativa erotica, ha suscitato, all’epoca della pubblicazione, grande scalpore in tutto il mondo musulmano, subendo la censura in molti paesi arabi. Volendo descrivere il romanzo con un aggettivo, lo si potrebbe definire audace per i temi che tocca e sviluppa: omosessualità femminile, amori saffici, ma anche oppressione politica, repressione poliziesca, tortura, violenza sessuale.

Sabiha, protagonista e voce narrante del romanzo, è una giovane originaria del sud dell’Iraq, studentessa alla Facoltà di Lettere di Baghdad. All’indomani del colpo di Stato del 1963, è arrestata a causa della sua relazione amorosa con Badr, un militante comunista. In prigione è sottoposta a torture e violenze sessuali da parte dei carcerieri. Dopo la liberazione, scopre di essere incinta e apprende che il suo compagno è stato ucciso in carcere. Comincia così la lunga confessione di Sabiha, che denuncia l’arretratezza, l’ipocrisia, la crudeltà, il maschilismo della società irachena i cui costumi, sotto il tallone della dittatura, non possono che peggiorare. La narratrice svela al lettore il motivo che la lega ancora alla vita: la sua ricerca continua del piacere sessuale, i suoi amori con le amiche Hoda e Hijran, le relazioni occasionali con uomini di passaggio. Sabiha infatti ricerca il piacere sia nelle relazioni omosessuali che in quelle eterosessuali, trasmettendoci l’immagine di una donna moderna, anticonformista e assetata di libertà, impegnata in una lotta infaticabile per liberarsi dal peso soffocante delle convenzioni. Ma questo è anche un libro di denuncia sociale: l’autrice punta il dito contro la dittatura, la repressione, le torture nell’Iraq degli anni Sessanta, descritte, così come le scene di carattere erotico, con crudo realismo, ma sempre mantenendo un registro linguistico alto e raffinato.

ʿAliya Mamduh nasce a Baghdad nel 1944. Scrittrice e giornalista, lascia l’Iraq per trasferirsi a Parigi, dove attualmente vive. Tra le sue opere, è pubblicato in italiano il romanzo Naftalina (Jouvence, 1999, trad. M. Avino), storia di una ragazza scaltra e intelligente che si muove nella provincia irachena del secondo dopoguerra, tratteggiando un intrigante universo di donne.

Il tema dell’omosessualità femminile costituisce la problematica portante del romanzo Il profumo della cannella di Samar Yazbek. Ambientato nella Damasco dei primi anni Duemila, è la storia di due donne, provenienti da mondi totalmente diversi, i cui destini si intrecciano in una relazione amorosa, sospesa tra i vapori ambigui dell’hammam e i velluti delle camere da letto damascene. Hanan è una ricca signora della buona borghesia, infelicemente sposata con l’anziano cugino Anwar. Per sfuggire all’infelicità coniugale e al grigiore quotidiano, Hanan intesse amori saffici con altre donne del suo stesso ceto, i suoi piaceri assumono sembianze femminili e parlano il linguaggio delle “dita morbide che vengono dal cuore”. Quando in casa è assunta Alia, una giovane e bellissima cameriera proveniente da un quartiere degradato e da un’infanzia di violenze e soprusi, Hanan si innamora della ragazza, a sua volta affascinata dalla sensualità della padrona. Tra le due donne nasce una passione e un’ardente relazione le lega per anni. Se da un lato Alia si lascia guidare nel gioco sentimentale e ricattatorio dalla padrona, dall’altro intravede un modo per dominare la vita della famiglia che la ospita e per affrancarsi da un passato di miseria e squallore. I sotterfugi e le bugie, però, i vengono alla luce e sia Alia che Hanan ne pagheranno le amare conseguenze.

Si tratta di un romanzo intimista, in cui l’aspetto erotico è funzionale per esprimere l’interiorità dei personaggi per i quali la sessualità diviene un mezzo per instaurare relazioni interpersonali. Anche questo è un romanzo di critica sociale: le relazioni d’amore e di dominio riflettono la società, segnata dal pregiudizio, in cui si manifestano.
Samar Yazbek nasce a Jable nel 1970. Scrittrice e giornalista, vive dal 2011 in esilio a Parigi. In italiano ha pubblicato anche il romanzo Lo specchio del mio segreto (Castelvecchi, 2012, trad. E. Chiti).

traduttrice di romanzi di letteratura araba