Dopo la multa alla Popolare di Vicenza, ora l’Antitrust ha deciso di occuparsi anche di Veneto Banca. Sempre per la questione dei mutui e prestiti personali (ma anche la semplice apertura di un conto corrente) concessi ai clienti solo a condizione che acquistassero azioni dell’istituto. L’autorità garante della concorrenza ha avviato un procedimento istruttorio per verificare se la banca ha messo in atto una pratica commerciale scorretta. Con questo obiettivo i funzionari dell’authority hanno ispezionato le sedi della banca con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

L’istituto, si legge nella nota dell’Antitrust, “avrebbe nei fatti condizionato l’erogazione di finanziamenti (mutui, tra i quali i cc.dd. “Mutui Soci”, prestiti personali, aperture di credito in conto corrente) a favore dei consumatori all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni”. Prassi, del resto, ampiamente descritta in molte inchieste giornalistiche già negli scorsi anni.

In particolare nel caso dei “mutui soci”, concessi a condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti ordinari, “al fine di ottenere gli stessi i consumatori non soci sarebbero stati condizionati a acquistare pacchetti minimi di azioni della banca, necessari per diventare soci e poter accedere ai prodotti di mutuo in questione riservati ai soci e non vendere tali pacchetti azionari, al fine di mantenere la qualifica di soci e conseguentemente non perdere le condizioni economiche agevolate”.

La condotta, se verificata, sarebbe considerata dall’authority “idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento. L’indebito condizionamento connesso alla prospettazione di poter ottenere il finanziamento solo sottoscrivendo titoli appare infatti qualificabile come comportamento idoneo a fare assumere una decisione commerciale che il consumatore non avrebbe altrimenti preso e ciò a prescindere dal tipo di informazione resa sulle caratteristiche e sul grado di rischiosità del titolo abbinato”. Rilievi identici a quelli fatti alla Popolare di Vicenza, che a settembre è stata per questo sanzionata per 4,5 milioni di euro.