Anche per i numeri evidentemente deve valere quel che si dice per le norme: con i nemici si applicano, con gli amici si interpretano. Così, se i dati sull’occupazione o sull’economia reale i numeri vanno interpretati, aggregati, elaborati, lo stesso non può valere per il bilanciamento delle opinioni in tema di referendum.

L’esposto all’Agcom sul peso dei giornalisti è un boomerang a tutti gli effetti. Intanto evidenzia il panico del fronte del Sì di fronte non solo ai sondaggi ma anche di fronte alla percezione reale che si ha nel Paese e quindi mi fa davvero pensare che la frase di Alfano sul rinvio non fosse né a titolo personale né una boutade della serie “vediamo l’effetto che fa”. E’ noto che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. In seconda battuta l’impressione – a questo punto certificata dal documento – è che in qualche modo bisogna interpretare le regole così da anestetizzare il dibattito.

Vedersela con De Mita o con D’Alema o ancora con Monti, con Dini e insomma con quello che ho definito sarcasticamente il “movimento due novembre” è decisamente agevole e redditizio: con i Sì ci sono – o meglio ci sarebbero – i nuovi, i moderni (e pure qualche morto usato alla bisogna); con i No invece la vecchia guardia. Purtroppo per loro così non è. Nelle pieghe del regolamento non sta scritto da nessuna parte che un giornalista non possa avere le proprie opinioni, c’è scritto che il conduttore non manifesti nel corso del programma il suo orientamento. Con atteggiamento proprio dei controllori, qualcuno si è preso la briga di analizzare post, interventi personali, frasi, tweet e quant’altro per caricare il pallottoliere degli avversari così da avere una specie di bonus risarcitorio sotto data.

Una specie di Le Vite degli altri’ in chiave referendaria. Lo trovo non soltanto sbagliato ma pure, ripeto, dannoso. Se passasse il principio che il giornalista è in quota, allora andrebbero contabilizzati a favore del Sì anche tutti gli interventi che i ministri fanno quando parlano di legge di Stabilità. Non è così. Per quel che mi riguarda continuerò a invitare i giornalisti del Fatto e tutti gli altri senza pensare a come incasellarli. Esattamente come continuerò a chiedere ai promotori del referendum di accettare tutti gli inviti, magari evitando di fissare paletti e regole d’ingaggio. Già, perché pure questo è un aspetto che pesa sulle scalette ma di cui nell’esposto non si parla. Ospite di Mentana, Renzi ha condizionato il suo confronto con il Movimento Cinque Stelle solo a patto di poterlo fare con Beppe Grillo.

Qualcuno insomma vorrebbe piegare le regole unilateralmente. Spero che non sia questo lo spirito con cui una certa classe dirigente ha riscritto la Costituzione.