Cumming soon”. Si è presentato così per qualche mese su Youtube, parafrasando pornograficamente la celebre didascalia dei trailer cinematografici, il The Erotic Paradiso di Londra. Una saletta da 30 posti dove si sono proiettati brevi film di qualità sul sesso per soli quattro giorni. Dimenticate però gli spettatori modello vecchietti pervertiti con il classico, e sporco, impermeabile apri e chiudi, frequentatori del solito cinema porno o dei più “nord-europei” peep-show. Erotic Paradiso, ricavato tre le linde e bianche salette della Ditto Gallery, al civico 4 di Benyon Road ad Islington, quartiere residenziale nel nord della capitale, è stato teatro dal 27 al 30 ottobre appena passati di una visione chiccosa ed impegnata di un porno soft blasé stilisticamente parecchio ricercato.

Matthew Holroyd, fondatore delle raffinate riviste erotiche inglesi Baron & Baroness, è l’ideatore della saletta londinese estemporanea destinata a sfidare la percezione del pubblico sul sesso nei film. “Nel nostro piccolo abbiamo cercato di ripensare il concetto di sesso nel cinema”, ha spiegato Holroyd all’Evening Standard. “Le persone generalmente visualizzano nella loro mente il sesso con immagini in movimento, che è poi pornografia, anche se il sesso può avere un valore superiore alla classica tradizione del porno fruito dai maturi signori nelle solite salette. Queste ultime proprio per questa “immagine” che si è creata nel tempo stanno tutte chiudendo, ed è un peccato”.

Nel menu a dieci euro dell’Erotic Paradiso, sette slot da circa un’ora per ogni giornata, erano compresi i seguenti titoli: Last Peepshow in Soho di Edith Bergfors; My Little Cupcake di Eloise Parry; Tokyo Midnight e Amsterdam Midnight di Eori Wakakuwa; Our Bodies, Ourselves di Oriana Fox; Angels di Sarah Baker; Hype di Sharna Osborne; Auditorium di Claire Hooper; e Two Cocks di Monique Bröring. Per chi volesse comprendere la tipologia di cortometraggi offerti nella saletta di mister Holroyd può deliziarsi con Tokyo Midnight di Wakakuwa, regista e direttore della fotografia che lavora ad Amsterdam, a questo link. Gli otto minuti visionabili dimostrano che l’esperimento di Erotic Paradiso è basato primariamente su una sorta di erotismo patinato, sofisticato nello stile di ripresa e nell’accumulazione di differenti elementi percettivi: formato simil super 8 alla Jonas Mekas, commento sonoro ipnotico, sfocatura dell’immagine, montaggio fintamente “distratto”. E soprattutto allusioni gestuali al sesso con una timida apparizione di un capezzolo. Difficile che il cinemino di Islington diventi “popolare”. Più facile che alla futura riapertura, tra barattoli di pop corn e angolo sexy shop, si terranno convegni radical chic su porno e società dell’immagine.