A 5 anni e mezzo dal disastro nucleare dopo lo tsunami dell’11 marzo 2011, dal Giappone arrivano notizie contrastanti. Se nei giorni scorsi il governo nipponico, dopo un incontro con i vertici della Tepco, ha annunciato che i costi di decommissioning lieviteranno a diversi miliardi di dollari, mentre nel primo semestre del 2016 la società che gestisce le centrali (e sull’orlo della bancarotta) ha registrato un calo degli utili del 66%, l’area di Fukushima è al centro di un dibattito tutto sportivo. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, si è detto favorevole all’idea di trasferire gli eventi di baseball e softball che si svolgeranno durante le Olimpiadi 2020. D’altro canto già nei mesi scorsi il governo aveva dato un altro annuncio in questa direzione: la nazionale di calcio si allenerà proprio nel complesso sportivo di Fukushima.

I COSTI DEL DISASTRO – Sono ancora forti gli effetti di quanto avvenuto nel marzo 2011 in Giappone, anche in conseguenza delle transazioni legate alle indennità assegnate alle vittime (almeno 9mila miliardi di yen, circa 80 miliardi di euro): i ricavi della Tepco sono scesi del 15%, l’utile operativo del 24%. Agli inizi di ottobre il governo ha annunciato l’intenzione di prolungare il periodo di assistenza alla società, a causa dei costi sempre maggiori necessari a smantellare l’impianto, previsti ora in 96 miliardi di euro. Una decisione dovuta anche al ritardo nella riattivazione della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, nella prefettura di Niigata, uno dei cardini della ristrutturazione della società. Proprio nei giorni scorsi, il governo ha incontrato i vertici della Tepco per esaminare possibili soluzioni per evitare che la società vada in bancarotta. Se fino a oggi, però, per lo smantellamento degli impianti nucleari sono stati spesi intorno agli 800 milioni di dollari, lo stesso esecutivo ha annunciato che i costi del disastro lieviteranno fino ad arrivare a diversi miliardi di dollari l’anno. Il ministro dell’Industria Hiroshige Seko ha dichiarato che le maggiori difficoltà sono state incontrate nella rimozione e della messa in sicurezza del combustibile nucleare. Poi c’è il problema dello stoccaggio delle acque contaminate. A fine ottobre l’ennesima fuoriuscita dalle cisterne di contenimento. Secondo le stime, per mettere in sicurezza l’impianto di Fukushima, ci vorranno circa 40 anni.

OLIMPIADI E PROPAGANDA – Nei primi mesi dell’anno il governo, con il chiaro intento di dimostrare che la bonifica procede e dare un segnale di normalità, ha annunciato che l’impianto J-Village, a 20 chilometri dalla centrale, sarebbe stato il campo di allenamento per la squadra nazionale di calcio giapponese. In piena crisi nucleare, l’area è diventata la linea del fronte dove si monitorava la situazione, con eliporti, dormitori allestiti frettolosamente e centro medico. La riapertura parziale del J-Village è prevista per luglio 2018. A settembre, il primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato che “la situazione è sotto controllo”. Nel frattempo, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach ha dato il suo parere favorevole “alla possibilità di trasferire gli eventi di baseball e softball a Fukushima”, anche perché l’aumento dei costi sta spingendo gli organizzatori dei Giochi a rivedere il progetto iniziale con l’80% delle gare da disputarsi entro un raggio di 8 chilometri rispetto al villaggio degli atleti.