Dare l’opportunità a persone con disabilità di vivere qualcosa di indimenticabile. Questo è l’obiettivo di 6 Ruote di speranza, che si svolge ogni anno il 1° novembre nell’Autodromo di Monza e che ieri ha festeggiato i trent’anni di vita. “Nel 1986 avevamo pensato di creare un evento unico nel panorama italiano per offrire un’occasione a centinaia di ragazzi e ragazze con disabilità, in particolare quelle persone costrette su una carrozzina a causa della loro patologia. Siamo partiti con 15 Ferrari e 40 disabili – dice Leonardo Baldinu, coordinatore del progetto ed ex dirigente della sezione locale dell’associazione organizzatrice (Uildm) – per arrivare a 1.400 persone con disabilità e altrettanti accompagnatori”.

Poi Baldinu racconta a ilfattoquotidiano.it una curiosità sulle origini del nome dell’iniziativa. “Quando abbiamo deciso quale nome assegnare alla manifestazione, è stato fatto un conto errato: 4 ruote della macchina da corsa da aggiungere alle due della carrozzina, quindi 6 ruote di speranza, ma nessuno aveva considerato che la carrozzina aveva due ruote in più, quelle poste davanti che, essendo poco visibili, non vennero considerate nel conteggio. Adesso possiamo dire che quel piccolo errore portò fortuna”. Grazie a questo evento, “la disabilità non rappresenta solo un ostacolo e il mondo dei motori si trasforma e diventa un ottimo strumento di solidarietà e inclusione“. L’edizione 2016 – spiega l’organizzatore che ha una malattia neuromuscolare – ha registrato un record per la manifestazione, che vede arrivare partecipanti da tutta Italia. “Da decenni siamo impegnati a far vivere una bellissima emozione attraverso alcuni giri su uno dei tracciati più veloci di Formula Uno e con altre attrazioni accessibili a tutti”.

A fianco di piloti professionisti, abituati a guidare super-car, giovani e meno giovani possono provare, in piena sicurezza, qualcosa che solitamente non potrebbero mai realizzare. Sensazioni, pensieri e sogni impreziosiscono l’iniziativa, che spesso si colora anche di aneddoti, come quello di Gabriele che – talmente entusiasta per la partecipazione – vorrebbe che “il paradiso possa essere proprio come 6 Ruote di speranza”. Auto storiche, elicotteri, aerei, sidecar, fuoristrada, vengono concentrati nel più prestigioso autodromo del mondo e realizzano i desideri di grandi e piccoli. Tutto questo è possibile grazie all’amicizia, alla condivisione di emozioni e al concorso di numerose Associazioni di volontariato, con l’apporto fondamentale dei piloti professionisti e la disponibilità di 270 auto Gran Turismo che permettono di regalare un sorriso. In una edizione, era venuto a dare il proprio contributo anche Alex Zanardi, ex pilota di F1 e medaglia d’Oro alle Paralimpiadi di Rio 2016. “La cosa più bella del nostro progetto – aggiunge Baldinu – è che non vince nessuno perché vincono tutti e il traguardo di Monza diventa un magnifico scenario di aggregazione”.

Quest’anno ospite d’onore è stato Paolo Cecchetto, campione paralimpico di handbike, oro nella H3, insieme all’affezionato Ivan Capelli. Per festeggiare la 30esima edizione, i contributi economici raccolti serviranno per “dare un aiuto concreto alla Uildm di Monza per l’acquisto di un nuovo pulmino che permetterà all’associazione di raggiungere più ragazzi disabili e dare loro un aiuto per il trasporto a scuola, alle terapie o alle attività di tempo libero”.

“Sono 30 anni – dice a ilfattoquotidiano.it Marco Rasconi, presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare – che organizziamo questo evento e che andiamo velocissimi in pista e facciamo viaggiare i sorrisi, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità sia fisica che psichica. Un progetto di questo tipo dimostra che si può fare davvero quasi di tutto. Ringraziamo i gestori dell’impianto e gli auto club che mettono a disposizione le auto da corsa. Si tratta di una giornata di gioia, ragazzi con disabilità che si divertono, non pensano per qualche attimo alla loro patologia. Anche io ho provato da ragazzino a salire qui su una super-car – conclude Rasconi, presente all’evento – e sono quelle cose che non si dimenticano mai perché sembra di essere veramente in una gara di F1″.