Dovevano rimanere ospiti dell’hotel per soli 3 o 4 giorni per poi essere trasferiti in un vero e proprio centro di accoglienza. Sono lì, invece, da quasi due mesi in una struttura che, stando al report della campagna “LasciateCiEntrare”, non offrirebbe tutti i servizi previsti per i migranti. Siamo ad Amendolara, in Calabria, dove un centinaio di migranti vivono da settembre all’hotel Grillo, un albergo a quattro stelle adattato a Centro di accoglienza straordinaria. Un C.A.S. improvvisato per il quale i proprietari della struttura riceveranno 35 euro al giorno a migrante. Soldi che ancora non sarebbero stati erogati all’hotel Grillo che, a sua volta, non fornisce i due euro di pocket money al giorno ai migranti. Nei giorni scorsi, una delegazione composta da alcuni attivisti di “LasciateCiEntrare” si è recata sul posto per controllare come vengono gestite le cento persone provenienti dalla Nigeria, dal Ghana, dal Mali, dal Sudan, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio e dalla Guinea. Tra queste anche cinque minorenni.

All’Hotel Grillo non esiste “nessun C.A.S.”. Il report degli attivisti è impietoso: “Ciò che ci fa ragionare ancora una volta sulla concezione dell’accoglienza, oltreché del rispetto della dignità umana, di talune prefetture, è la situazione giuridica in cui versa la struttura”. Eppure, secondo “LasciateCiEntrare”, quell’albergo, “pagato dalla Prefettura di Cosenza, non eroga loro alcun servizio, semplicemente perché giuridicamente non è tenuto a farlo. Tutti i migranti intervistati raccontano che non è stato loro fornito alcun capo di abbigliamento, molti hanno addosso ancora la tuta che è stata loro consegnata al momento dello sbarco. Alcuni indossano ciabatte spaiate, altri sono a piedi scalzi. Nessuno di loro, riferiscono, ha ricevuto il pocket-money. Un ragazzo racconta di avere un pacemaker e di avvertire forti dolori durante la notte. Si denudano davanti ai nostri occhi per mostrarci i segni di cicatrici, piaghe, cisti. Il cibo, ci dicono, è immangiabile. Viene loro somministrato mezzo bicchiere di latte e un biscotto a colazione, pasta e pomodoro a pranzo e a cena. Una settimana fa un richiedente asilo ospite dell’hotel è stato portato in ambulanza al pronto soccorso di Corigliano e in seguito ricoverato. Lo stesso lamentava una serie di dolori da diversi giorni, ma nessuno si era curato delle sue sofferenze”.

L’associazione “La Kasbah” e gli altri attivisti denunciano, inoltre, casi di scabbia. Lo stesso fanno gli stessi migranti nei giorni scorsi ai microfoni del TgrCalabria mostrando i segni dell’infezione. “Ci chiediamo ancora una volta – è scritto sempre nel report – come sia possibile che vite tanto provate dalle sofferenze subìte vengano scaricate come se fossero dei pacchi all’interno di una struttura priva di qualsiasi forma giuridica. Tuttavia, spesso i pacchi viaggiano con la dicitura ‘fragile’ o ‘maneggiare con cura’ quale raccomandazione affinché siano protetti e messi in mani sicure. Nel caso delle persone ospitate nei centri di accoglienza straordinaria le ‘mani sicure’ sono sempre le stesse, quelle che ‘maneggiano con cura’ l’enorme business creato sulla pelle dei migranti!”. Ridimensiona il tutto il prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, secondo cui quella dell’hotel Grillo è “una sistemazione assolutamente temporanea. Abbiamo già dato disposizioni perché venga ridotto progressivamente il numero di presenze presso questo albergo. Il problema è che ci sono continui arrivi di migranti che rendono difficile procedere a quest’operazione”.

“Alleggerire l’hotel Grillo dalla presenza dei migranti è una priorità”. Il prefetto ci tiene comunque a sottolineare che gli “accertamenti vengono effettuati. Ma pensi che i siti dove abbiamo migranti sono 32 in tutta la provincia. Lei tenga conto che Cosenza, poiché occupa il 45% del territorio e della popolazione calabrese, è la provincia con il maggior numero di migranti assegnati. All’hotel Grillo ci sono 96 persone. Per quanto riguarda la questione sanitaria, ci sono delle verifiche fatte a cura dall’Asp. Ho sentito il dirigente dell’Azienda sanitaria e mi ha detto che ci sono sul posto dei medici volontari che hanno segnalato i casi di scabbia. Questo naturalmente fino a quando non hanno il codice del servizio sanitario nazionale. A quel punto verranno trattati come tutti i cittadini. Ogni settimana c’è un infermiere professionale che va presso la struttura che fornisce pasti che a noi risultano adeguati. Ci sono inoltre già operatori, a titolo di volontari, che offrono un supporto psicologico. Questo è il quadro che noi abbiamo”.

Tutto è migliorabile, in sostanza, per il prefetto Tomao ma non è vero che i migranti sono abbandonati. Il problema reale, per il rappresentante del governo, è la collaborazione tra istituzioni: “Dobbiamo pensare, anche da parte delle amministrazioni comunali, a proposte che siano concrete. Dal mio punto di vista, non si può dire semplicemente dire: ‘li collochiamo nei centri storici o in edifici fatiscenti o che non sono adatti all’uomo’. I migranti vanno accolti in luoghi idonei. Necessariamente, se non c’è l’aiuto da parte dell’amministrazione comunale, deve essere accettato il supporto degli operatori privati”. “Ad Amendolara – conclude il prefetto – il Comune è stato collaborativo, solo che sono tanti i migranti. Se tutti gli altri sindaci si prestassero a dare un aiuto concreto si potrebbero ripartire i migranti così come stabiliscono le direttive che ha dato il ministro, in maniera molto meno invasiva e pesante per i singoli comuni. Dirlo a parole e senza fare seguire i fatti, serve a ben poco. Su 155 Comuni che la provincia di Cosenza ha nel suo territorio, collaborazione l’abbiamo avuta da meno di dieci sindaci”. In molti, in sostanza, “prima si riempiono la bocca di solidarietà e accoglienza e poi, appena vedono la pelle nera, allontanano i migranti il più possibile dai propri territori”.