Si è detto molto a proposito dei tristi fatti che hanno visto protagonisti gli abitanti di Goro e Gorino nella barricata contro i 20 profughi da ospitare, di cui 12 donne e 8 bambini: un vero e proprio compendio di paura, pregiudizi e scarsa informazione, nei confronti di un fenomeno che ormai riguarda tutti, volenti o nolenti. E la paura è spesso alimentata dalle tante, troppe, leggende metropolitane che circolano in maniera virale.

Ecco, allora, che ho trovato molto interessante l’Anti-Slogan, una speciale iniziativa online lanciata in questi giorni da Medici Senza Frontiere Italia, volta a sfruttare i social network per sfatare le dieci principali leggende legate alla migrazione. Frutto della campagna #Milionidipassi, l’Anti-Slogan si presenta come una provocatoria pagina web di dieci false notizie (le stesse che pullulano sui social), a cui vengono affiancate le dieci corrispettive verità, sotto forma di risposte specifiche e alla portata di tutti. Con l’obiettivo di diffondere un’informazione corretta, priva di preconcetti e strumentalizzazioni, ognuno dei 10 Anti-Slogan sarà diffuso su Facebook e Twitter ogni 2-3 giorni, mentre il sito raccoglie già tutte le false e vere informazioni.

La prima leggenda della campagna è “Ci portano le malattie!”: a questo, Medici Senza Frontiere risponde che i migranti non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Nel corso di dieci anni di attività medica in Italia, non c’è stato, infatti, nessun caso di emergenza sanitaria legata alla presenza di migranti sul territorio. Al contrario, è lo stato di salute dei profughi a peggiorare a causa delle difficili condizioni in cui si trovano a vivere una volta arrivati nel nostro Paese.

Li trattiamo meglio degli italiani!” è il secondo mito da sfatare: il sistema d’accoglienza italiano è, invece, largamente insufficiente. Secondo i dati di Medici Senza Frontiere, più del 70 per cento dei richiedenti asilo sono in strutture straordinarie, spesso con personale e servizi insufficienti, mentre 10mila vivono in siti di fortuna al di fuori del sistema. I 35 euro al giorno, di cui tanto si è parlato, vanno agli enti che gestiscono i centri, mentre solo 2,5 euro sono corrisposti al richiedente asilo. Si tratta, peraltro, di fondi stanziati in parte rilevante dall’Unione Europea.

La terza affermazione ricorrente è “Aiutiamoli a casa loro!”: eppure, nonostante sforzi e investimenti della comunità internazionale, che da decenni si pone l’obiettivo di eliminare la fame e la povertà estrema, i risultati sono insufficienti e gli aiuti da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza.

Tra gli altri miti, che vi invito a leggere nella loro interezza sul sito dedicato, vi segnalo anche “Vengono tutti in Italia!”, “Non scappano dalla guerra!” e “Hanno pure lo smartphone!”.

In risposta alla prima affermazione, Medici Senza Frontiere sottolinea che la maggior parte dei migranti non si imbarca per l’Europa: nel 2015, degli oltre 65 milioni di persone costrette alla fuga, l’86 per cento è rimasto nelle aree più povere del mondo, mentre solo il 6 per cento è arrivato nel Vecchio Continente. In Italia si trovano 118.000 rifugiati (ovvero 1,9 ogni 1000 italiani) e 60.000 richiedenti asilo: questo significa che il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale.

Per quanto riguarda le cause della fuga, i motivi sono diversi e spesso correlati: guerre, instabilità politica e militare, regimi oppressivi, violenze, povertà estrema. Se sussistono le ragioni, ogni persona ha il diritto a chiedere protezione internazionale, a prescindere dalla nazionalità e dal paese di origine.

Infine, a proposito degli smartphone: per chi fugge e si trova costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari sono beni di prima necessità, il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari, nonché per orientarsi grazie alla geolocalizzazione.

«Il drammatico fallimento dell’accoglienza in Europa è spesso accompagnato da facili slogan, che vengono sfruttati per giustificare le politiche della paura o fare audience sui media», ha affermato Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere. «La crisi in atto, di cui le persone in fuga e non le nostre società sono la parte vulnerabile e minacciata, va affrontata attraverso risposte corrette, basate sulla realtà dei fatti. L’Anti-slogan è la nostra proposta per dare a tutti l’opportunità di capire e per restituire umanità all’approccio comune verso persone in drammatiche difficoltà».

Aiuta Msf a diffondere un’informazione corretta e senza preconcetti sulla migrazione
www.milionidipassi.it/antislogan