La strage dei treni in Puglia è stata dovuta anche a “una questione economica”. Bastava “un investimento modesto”, di “poche centinaia di migliaia di euro”, secondo il governatore della Puglia Michele Emiliano, per evitare lo scontro sulla tratta Andria-Corato che a luglio provocò 23 vittime. Un atto d’accusa contro Ferrotramviaria, l’azienda concessionaria della linea Bari-Barletta, quello lanciato da Emiliano, che ricalca quanto già ricostruito da ilfattoquotidiano.it nei giorni successivi al disastro. E va anche oltre. Durante un incontro con alcuni familiari delle vittime, Emiliano ha spiegato che il sistema Scmt – che permette il rilevamento di anomalie sui binari e l’arresto automatico del treno in caso di pericolo imminente – non venne installato in attesa del raddoppio del binario. Un ammodernamento previsto dal 2007, finanziato dall’Ue nel 2012 con 180 milioni di euro e da concludere, stando al progetto iniziale, entro il 30 giugno 2015 ma ancora non completato sull’intera linea che da Bari porta a Barletta. “Banalmente, secondo la logica dell’impresa che gestisce la linea, siccome era stato finanziato il raddoppio – ha attaccato il governatore – l’Scmt sul binario unico sarebbe dovuto poi essere smontato e rimontato”.

Il che avrebbe comportato un aggravio nei costi di posa, che Ferrotramviaria avrebbe deciso di evitare. “È un ragionamento che non va bene, non può andare bene – ha continuato Emiliano – Parliamoci chiaro, in questo caso ciò che era possibile è stato reso facoltativo. Cioè il massimo della sicurezza possibile era raggiungibile con un investimento modesto”. Su questo punto, sempre secondo il presidente della Puglia, si giocherà la questione giudiziaria: “La difesa dirà che la norma non obbligava a montare il Sistema controllo marcia treno, lo hanno già detto. Altri diranno che i treni comprati con i soldi della Regione avevano già il sistema Scmt e che sarebbe bastato un investimento di poche centinaia di migliaia di euro per dotare la linea monobinario di Scmt”.

Un quadro già emerso nei giorni successivi all’incidente. Il problema reale non risiedeva infatti nel binario unico, presente su diverse migliaia di chilometri di ferrovia in Italia, ma sul sistema di sicurezza adottato in quella tratta, dove si viaggiava ancora con blocco telefonico. Un modo obsoleto per preservare la sicurezza dei treni che è tuttavia perfettamente legale nelle ferrovie che hanno l’Ustif, un ente periferico del ministero dei Trasporti, come controllore, mentre è da tempo bandito sulla rete Rfi dove le regole vengono imposte dall’Ansf, l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. “È inimmaginabile che con quella intensità di traffico”, aumentata negli ultimi anni dopo il collegamento del tratto gestito da Ferrotramviaria fino all’aeroporto del capoluogo, si usi solo “il blocco telefonico”, ha aggiunto Emiliano, perché “il sovraccarico della linea è tale da consigliare l’adozione di misure di sicurezza anche supplementari”. Una questione riconducibile alla “prudenza” che avrebbe dovuto portare al “rafforzamento delle misure di sicurezza – ha concluso il presidente – L’Scmt, ovviamente, ma anche altre possibilità, anche meno costose”.

Come ricostruito da ilfattoquotidiano.it, infatti, meno dei 2 milioni di euro per l’installazione del blocco automatico, sarebbe costato il “blocco elettrico conta-assi” in uso su oltre 1.200 chilometri di ferrovie locali e anche sulla rete Rfi. La spesa per posarlo sugli 11,6 chilometri di rotaie che corrono tra i due paesi del Barese, secondo le tariffe “Segnalamento e sicurezza 2016” delle Ferrovie dello Stato e come confermato da diverse aziende che costruiscono e distribuiscono i componenti di questo sistema di sicurezza, sarebbe stata di circa 400mila euro.

E la tecnologia – al pari della posa e lo smontaggio dell’Scmt sul binario unico – avrebbe consentito di “abbassare quasi a zero il margine d’errore”, come raccontarono all’epoca fonti qualificate del settore ferroviario. Così tra i ritardi nel raddoppio della linea, le “ragioni economiche” invocate dal governatore della Puglia e i tentennamenti della politica che per anni ha tenuto in piedi le ferrovie locali pubbliche e private rimandandone l’ingresso sotto la stringente normativa Ansf, a luglio è arrivato l’errore umano portandosi dietro 23 morti.

Ferrotramviaria non ci sta e replica alla versione del presidente: “Tutta l’infrastruttura da noi gestita è di proprietà della Regione Puglia. I rapporti tra le parti sono regolati da un contratto di servizio – spiega l’azienda in una nota – nel quale è previsto che la sola attività di manutenzione spetti a Ferrotramviaria, la quale in quanto soggetto attuatore della Regione Puglia può solo provvedere all’esecuzione dei lavori, decisi dalla stessa Regione e con i fondi da essa stanziati”. La dotazione dei binari con Scmt, insomma, sarebbe stato possibile se lo avesse voluto la Regione “in accordo con l’Ustif” e, sempre secondo Ferrotramviaria, i costi sarebbe stati nettamente maggiori rispetto a quanto prospettato da Emiliano: “La Regione ha investito oltre 80 milioni di euro nel sistema Scmt della propria rete ferroviaria e si appresta a investire almeno altri 150 milioni per attrezzare tutta la rete regionale, che si estende per oltre 700 km – conclude la replica – È quindi difficile comprendere come si possa affermare che bastavano poche centinaia di migliaia di euro per eseguire detti lavori sulla rete gestita da Ferrotramviaria”.