Che cosa porta, all’inizio di una carriera giornalistica, verso la carta stampata o verso la tv? Come in molte cose importanti della vita, a decidere è quasi sempre il caso. Nella mia esperienza personale è stato il caso – alleato con una certa curiosità per le cose nuove – a portarmi dopo vent’anni di giornali cartacei a imparare un mestiere completamente ignoto, quello di giornalista televisivo, che mi ha dato da vivere per dieci anni fino a che – ancora una volta con l’aiuto del caso e quindi con un po’ di fortuna – sono tornato alla carta del Fatto. Sono due mestieri completamente diversi. Pochissimi giornalisti televisivi sono in grado di scrivere articoli per i giornali, e viceversa. Diverse sono le tecniche, i linguaggi, i ritmi, le sensibilità. Ciò che è notizia per un quotidiano non lo è per un tg, e viceversa.

Ci sono dunque mille ottime ragioni per inserire nel pacchetto dei corsi “giornalismo di base” che il Fatto offre con la scuola di formazione intitolata al nostro collega Emiliano Liuzzi le tre ore di approfondimento su “Giornalismo scritto e tv, guida pratica alle differenze”, che si terranno sabato 29 ottobre.

In fondo è utile che chi cerca di dotarsi di qualche ferro del nostro mestiere affronti – prima che sia il caso a farlo per lui – il problema. Tra due modi di fare giornalismo così diversi, al punto che qualcuno addirittura sostiene che quello televisivo non sia proprio vero giornalismo, conviene capire prima possibile dove vi porta il cuore, da che cosa vi sentite più attratti, per che cosa vi sentite più portati. E comunque, è vero che i ferri del mestiere sono diversi, però è utile conoscerli tutti e bene, e non solo perché il futuro della professione giornalistica sembra andare nella direzione del professionista multi-tasking. Personalmente non ci credo più di tanto. Formare un professionista in grado, solo per fare un esempio, di destreggiarsi tra carte giudiziarie e codice penale per capire il senso di una grande inchiesta è talmente costoso – e produce una forza di lavoro così pregiata, che non ha senso, né professionale né economico, chiedere a quel giornalista di andare al processo a riprendere un interrogatorio. Però è vero che conoscere le tecniche del giornalismo televisivo aiuta a leggere meglio un fatto nella chiave del giornalismo scritto, e viceversa.

Sono cose un po’ complicate, ma chi ha passione per il giornalismo perde tempo volentieri a discuterne. Ed è quello che faremo sabato prossimo con chi fosse interessato.

Qui il programma completo dei corsi