Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che darebbe il Nobel alla Sergio Bonelli Editore. Altre considerazioni.

1. Avevo previsto la macellazione del Milan con la Juve e così è stato. Decisivo il gol di Pjanic, che ha dato la stura alle 27 reti di Higuain nella ripresa. Domani Milan disintegrato a Marassi e stagione finita. Rossoneri fuori dalle coppe, Juve scudetto con 12 punti di vantaggio, Inter campione del mondo e Renzi oro olimpico nei 100 metri (argento Sensi, bronzo Orfini). Sì al 55%. Icardi nuovo protagonista di True Detective. Genoa-Milan 18-0, con 16 reti di Perin.

2. Alzi la mano chi avrebbe ipotizzato un tale filotto per il Milan, dopo i 3 punti nelle prime 3 partite. Dopo la gogna indicibile con l’Udinese, 5 vittorie e un pareggio nei successivi 6 incontri. Come è accaduto? La bravura di Montella, che sta puntando sui soliti 11/13 elementi, ha abbassato il range-spettacolo a lui caro (privilegiando la concretezza) e ha lavorato sulla testa. La qualità di molti giovani. I tanti italiani (7 su 11, 8 quando c’è Lapadula). Qualche eccellenza autentica (Donnarumma). Un Paletta baresizzato, capace di far crescere anche Romagnoli. Lo scintillio di Suso, che nei gol c’è sempre. Gli strappi di Niang. La locomotiva Kucka, i gol di Bacca, il talento di Jack. E un’altra componente.

3. L’altra componente è il culo. Rigore sbagliato dal Torino in pieno recupero. Ilicic che fallisce dagli 11 metri per la prima volta. Gli arbitraggi con Sassuolo (rimonta assurda) e Juve. Il gol irripetibile di Kucka quando la partita la faceva il Chievo (idem, più o meno, Bacca con la Samp). Persino gli infortuni, per quanto drammatici, portano bene a Montella: il crack di Montolivo lo ha costretto a puntate su Locatelli, che sabato oltretutto ha segnato mentre Niang caracollava zoppo sulla fascia sinistra. Tutto gira bene. Ovviamente non durerà. E moriremo tutti, giacché la vita è dolore.

4. Ecco: quanto durerà il Milan? Detto che le perderà tutte, a partire dai due derby, il Milan non può arrivare tra le prime tre, perché Juve/Roma/Napoli sono di un altro pianeta. Anche l’Inter è superiore. Pure Sassuolo, Lazio, Fiorentina e Torino fanno paura. Quindi: se il Milan arriva quinto, o addirittura quarto, Montella fa un miracolo. La gara di domani col Genoa, incazzatissimo dopo il derby perso, sarà un marker assai attendibile per capire se la squadra ha mollato dopo l’impresa (vedi alla voce Inter): un pareggio a Marassi sarebbe tanto.

5. La Juve si lamenta dell’arbitraggio e la cosa, in Italia, suscita in sé ilarità. Di contro i milanisti ricordano il caso Muntari, quando la palla entrò di dodici metri e Buffon fece finta di Gozi. Cioè di niente. La Juve ha ragione a lamentarsi, il gol di Pjanic era buono e meritavano almeno il pareggio. C’è però un piccolo particolare che uccide ogni dibattito: battere la Juve rubacchiando è il massimo del godimento, quindi stiamo parlando di Nardella. Cioè di niente.

6. Ovviamente questa sconfitta nulla sposta in chiave scudetto. Avevo previsto 26 punti in 10 partite, la Juve ne ha fatti 24 (ovvia la macellazione della Samp mercoledì). Dettagli: scudetto sicuro, anche se la squadra è stanca e Higuain mi ha ricordato un paracarro con la ruggine.

7. Non c’entra niente, ma ogni volta che vedo una pubblicità sulle ragadi anali mi viene in mente Rondolino. Bah.

8. Conscia di essere superiore a tutti, l’Inter continua a perdere per dare agli altri l’illusione della vittoria. Un atteggiamento caritatevole che fa onore ai ragazzi di De Boer, orgogliosamente quattordicesimi con ben dieci punti di vantaggio sul Crotone. Piace la lucidità tibetana di Santon: mai una sbavatura per lui. Encomiabile anche la decisione di far segnare Masiello, che non realizzava un gol dai tempi di Vercingetorige. Non applaudiremo mai abbastanza questa squadra straordinaria.  #amala #pazzainter #triplete.

9. Vittorie di routine, comode e scontate, per le uniche candidate credibili al secondo posto: Roma e Napoli. Meglio la prima, benché sempre un po’ insondabile (vedi il 3-3 con il Rapid Vienna). Spiace per l’agonia di Gabbiadini. Notevole la vittoria della Fiorentina. Giusto pareggio tra Lazio e Toro. Donadoni sempre più sfigato. Mihajlovic sempre più Farinacci.

10. Bob Dylan ha finalmente interrotto il silenzio: “Grazie, ma non merito il Nobel. Cedo questo premio al più grande di tutti: Medel”. Come dargli torto.