L’approvazione alla Camera della legge che prevede le telecamere negli asili e nelle scuole dell’infanzia è la dimostrazione che siamo governati da incompetenti bipartisan che di fronte a qualche episodio di violenza nelle aule sanno rispondere solo con una parola: sicurezza. Partiamo da qualche domanda da fare agli onorevoli relatori Gabriella Giammanco di Forza Italia e Antonio Boccuzzi del Partito Democratico.

Prima: quante sono le scuole dell’infanzia in Italia? Quante sono le o gli insegnanti della scuola dell’infanzia? Quanti gli episodi di violenza negli ultimi dieci anni?Immagino la risposta dei due politici: “Non un solo bambino deve subire”.

Passi pure questo concetto ma ciò non giustifica un provvedimento legislativo che delegittima la classe docenti trasformando gli insegnanti da coloro che hanno cura dei minori in quelli che possono picchiare i bambini al punto da metterli tutti sotto sorveglianza.

Lo ha detto bene il pedagogista Daniele Novara: “Le forze di polizia si sostituiscono all’educazione e la paura si sostituisce alla formazione professionale degli insegnanti. La politica cede a una provocazione diventando portavoce di un vero e proprio terrorismo nei confronti dei bambini, delle famiglie e degli insegnanti”.

Secondo interrogativo, banale, persino stupido: dove verranno messe le telecamere? Nell’aula? Nell’atrio? Nei bagni? Nel cortile? Nel giardino? Nella stanza dedicata alla psicomotricità? Peccato che all’articolo sei della legge viene data alle scuole il compito di installare gli impianti senza oneri per lo Stato. Non solo: secondo voi se in una scuola si registra la presenza di una maestra violenta questa alzerà le mani davanti alla telecamera o troverà il modo di farlo in un luogo dove è certa di non essere vista?

Terza domanda, altrettanto sciocca: dove li troveranno i dirigenti scolastici questi finanziamenti visti i continui tagli nei confronti delle scuole? Dovranno individuarli attraverso gli sponsor o chiedere l’intervento dei genitori?

Il problema oggi è un altro: il miglior impianto di videosorveglianza nelle scuole sono gli insegnanti, i collaboratori scolastici e i dirigenti. Il comportamento scorretto di un insegnante è spesso avvertito, colto o intuito da altri colleghi o dai “bidelli”. Conosco personalmente insegnanti che assistono a scene dove la collega usa termini inappropriati o aggressivi nei confronti di bambini di 3-4-5 anni ma non sanno come comportarsi, non sanno a chi rivolgersi, temono ritorsioni. I nostri insegnanti hanno prima di tutto bisogno di conoscere l’aspetto legislativo legato al loro compito di educatori così come i dirigenti scolastici hanno il dovere di tutelare chi denuncia e di intervenire quando ricevono segnalazioni.

Altra questione: oggi la scuola ha bisogno di una figura che si occupa e preoccupa del corpo docente. Tale persona non può essere il dirigente già oberato di lavoro e non sempre in grado di avere gli strumenti necessari per intervenire sugli aspetti psicologici di un docente. Nella scuola, che dev’essere un luogo abitato da professionisti dell’educazione, ci dovrebbe essere un responsabile delle risorse umane in grado di valutare lo stress di una maestra, il suo stato psicofisico o anche solo la sua compatibilità o meno in un determinato luogo di lavoro.

Non sarà certo una telecamera a proteggere i nostri bambini ma un gruppo docenti sereno, che ama il suo lavoro, che sta bene a scuola e sa far star bene.