Tutta un’altra guarigione, sciamanica e psichedelica

Antica come l’uomo. Una pratica spirituale per spingersi fuori dalla materia. Corpo energetico e risveglio di spiriti ancestrali, con rullo di tamburi e cerimonie di medicina. Gli sciamani sono in Italia: “Qui siamo nati – dice Nello Ceccon, rappresentante delCentro Studi per lo Sciamanesimo, fondato dall’antropologo americano Michael Harner –  il concetto transculturale di spiriti del luogo è antico. I romani avevano grande attenzione al mondo spirituale”. Culti pagani, il mos maiorum: “Pensiamo al Genius Loci, la lupa capitolina è un animale di potere”. Senza un’unica organizzazione verticistica che ne quantifichi/qualifichi gli operatori, ai praticanti sciamani si rivolgono persone in cerca di guarigioni complementari. Che i protocolli terapia ufficiali non offrono: “Vengono medici, operai, ingegneri, artisti, anche mamme coi bimbi. Chi cerca aiuti dallo sciamano vuole una guarigione spirituale che non è alternativa ai trattamenti medici. Da noi capiscono che il male non è possibile trattarlo solo con le cure tradizionali”. E come la mettiamo con l’uso di sostanze psichedeliche nell’Ayahuasca?Non usiamo sostanze psicotrope – chiude Ceccon, ricordando il legame col Villaggio Paleoveneto della prima età del Ferro – chi crede che nell’Ayahuasca inizia e finisca lo sciamanesimo sbaglia: per accedere al mondo invisibile non c’è bisogno di piante o sintesi chimiche. L’invisibile ci arriva già nel sogno!

Diversa l’impostazione del cileno Claudio Naranjo: medico, ricercatore in psicofarmacologia, psichiatra sperimentale (Gestalt-Enneagramma), antropologo da una vita sulle tracce degli sciamani. L’amplificazione sensoriale di stadi non ordinari di coscienza e il potenziale curativo di terapie autoesplorative sono nel suo Viaggio di guarigione (Spazio interiore editore), una miscellanea sulle pionieristiche ricerche condotte negli anni 60, quando Naranjo studiò per primo gli effetti dell’uso del nettare amazzonico in psicoterapia: “Ormai è passato abbastanza tempo e posso dire come stanno le cose”.

Nel saggio che presenterà a Roma il 25 ottobre, Naranjo snocciola casi clinici infrangendo tabù proibizionistici, illustrando agenti chimici e tecniche esperienziali psicoterapiche per curare anima, corpo e spirito con una straordinaria espansione di consapevolezza. “Spero che con l’indebolimento dello spirito repressivo non tardi a nascere questo importante ramo della psicoterapia, portando avanti la funzione che ha avuto in altri tempi lo sciamanesimo”.

Costruendo un ponte tra antica saggezza iniziatica e nuove scoperte scientifiche della moderna scienza, Naranjo delinea tra estasi e agonia senza scadere nella disorganizzazione della psiche (a debita distanza lascia gli psichedelici del ‘caos distruttivo’ – LSD, mescalina e psilocibina), optando per l’ausilio terapeutico di psicotomimetici (non allucinogeni) per indurre i pazienti in ‘stati di disintegrazione positiva’, poiché “non provocano fenomeni di spersonalizzazione o di cambiamento nel pensiero, ma l’intensificazione della consapevolezza”.

E dal primo Claudio Naranjo (con lui pure Stanislav Grof, padre della Respirazione Olotropica, autore della prefazione del libro), la questione è diventata mondiale: ad inizio ottobre si è tenuto a Praga il ‘Forum Global Beyond Psychedelic’, sessanta relatori e decine di scienziati internazionali hanno discusso sul futuro delle sostanze psichedeliche. C’è chi sostiene che “la psico-neuro-endocrino-immunologia e le neuroscienze ci dicono che gli antichi rituali in molti casi non erano mere fantasie e superstizioni ma anzi attivatori di profondi processi psicologici e di potenti circuiti neuro-endocrini”.