Guardare la gente che guarda la tv nel salotto di casa. È questo voyeurismo al contrario il semplice concetto alla base di GoggleBox, format di grande successo in Inghilterra, la cui versione italiana ha fatto il suo esordio domenica in seconda serata su Italia1. Prodotto dalla Stand by me di Simona Ercolani, il programma arriva da noi dopo aver mietuto successi di pubblico e critica un po’ ovunque, a cominciare dalla versione originale inglese che può contare su una media di circa 4milioni di telespettatori e una collezione di premi prestigiosi conquistati nel corso degli anni.

Italia1 ha deciso di trasmettere GoggleBox alle 23.45 di domenica, subito dopo Le Iene, soprattutto perché, come ha ammesso il direttore di rete Laura Casarotto, si voleva dare spazio a questo esperimento senza dover badare troppo agli ascolti. I primi due episodi hanno conquistato una media di 660mila spettatori, per uno share del 6,95%, con il 16,7% tra il pregiatissimo pubblico tra i 15 e i 34 anni e il primo posto tra i TT di Twitter.  Un esordio più che dignitoso, per una trasmissione che incuriosisce e diverte, raccontando le reazioni di fronte alla tv di alcuni variegati gruppi d’ascolto sparsi in tutta Italia: alcune famiglie “tradizionali” con prole, due preti, una coppia gay, amici e fratelli, giovani coppie. Uno spaccato quanto più fedele possibile del pubblico televisivo italiano alle prese con programmi di diversa natura: dal Grande Fratello Vip al dibattito Clinton-Trump, da Braccialetti Rossi ad Amore criminale, passando per Undressed e Body Bizarre.

Reazioni divertenti, commosse e commoventi, cattive e comprensive nei confronti di questo o quel protagonista del piccolo schermo, a rappresentare uno spettro ampio dei gusti televisivi del pubblico. Il tutto, giurano autori e produttori, senza testi scritti o canovacci. E il dubbio guardando GoggleBox è proprio quello che possa essere tutto indotto, o comunque influenzato, dalla presenza delle telecamere in salotto. Il rischio c’è, è inevitabile, ma alcuni commenti decisamente politicamente scorretti fanno sperare che un po’ di genuinità sia rimasta.

Il programma, però, sembra funzionare: l’altalena di emozioni (dalle reazioni divertite a quelle commosse) rappresenta al meglio la varietà, a volte anche schizofrenica, dell’offerta televisiva italiana. E particolarmente azzeccato è sembra il montaggio, utile anche a mettere a confronto le differenze sociali, culturali, “politiche” in senso lato dei gruppi d’ascolto scelti per l’esperimento. C’è la facoltosa signora romana, tutta trucco e labbra “importanti”, che voterebbe per Trump e difende anche le intemperanze ormonali del tycoon (“Certo che va con le donne! Dovrebbe andare con gli uomini?”), oppure l’integratissima figliola di una famiglia congolese che vive fuori Roma e che, invece, fa un quadro di Donald Trump decisamente meno lusinghiero. Così come diverse e a volte opposte sono le reazioni di fronte al Grande Fratello Vip (con la disputa tra le Mosetti e Giulia De Lellis a farla da padrona anche sui divani degli italiani).

Sembra realistico, il quadro che emerge da GoggleBox. E chi guarda tanta tv lo sa perfettamente, perché si è potuto rivedere in alcune frasi, alcuni commenti sferzanti e fuori dai denti, senza il filtro del politicamente corretto che a volte si impone anche sui social network. L’interazione con i social, poi, sembra fondamentale per un programma come GoggleBox che parla principalmente a chi li usa (e sono tantissimi) per commentare i programmi tv. Il rischio è che la trasmissione riesca a parlare solo a una ben delimitata e non troppo vasta platea, quella formata da chi ha fatto della social tv un passatempo divertente e divertito (e alcuni persino un mestiere). La solita masturbazione collettiva tra addetti ai lavori e appassionati? Forse, ma GoggleBox è un programma dalle enormi potenzialità. Forse non raggiungerà mai i risultati della versione originale inglese (per collocazione nel palinsesto, innanzitutto), ma almeno questo esperimento di Italia1 prova a innovare e a intrattenere senza troppe sovrastrutture. I programmi scelti sono tutti di prima serata, e questa forse è la pecca principale della trasmissione. Sarebbe forse più divertente, infatti, assistere alle reazioni del pubblico di fronte a programmi come Domenica Live o Pomeriggio5, magari di fronte al solito pollaio che, quasi ogni domenica pomeriggio, esplode nello studio di Barbara D’Urso quando arriva il dottor Lemme. Ma fino a quando non vedremo realizzato questo piccolo grande desiderio, continueremo a goderci i commenti cattivissimi dei protagonisti di GoggleBox, sperando che questo primo esperimento vada bene, così da farlo sbarcare, perché no, in prima serata.