Ipsos: “Il No è in vantaggio di 8 punti“. Demopolis: “Il Sì per la prima volta ha superato il No”. Nel mezzo, analizzando i dati dei principali istituti demografici, sono due i dati più o meno concordi: il fronte del No resta in vantaggio, ma il Sì è in rimonta. Una doppia tendenza che emerge dai rilevamenti effettuati negli ultimi quattro/cinque giorni, ovvero a cavallo della visita di Renzi negli Stati Uniti e dell’endorsement di Obama per il Sì, ma soprattutto dopo gli annunci governativi su pensioni e cancellazione di Equitalia. Si spiegherebbe così il risultato del sondaggio Demopolis, che ha registrato il sorpasso del Sì (51%) sul No (49%). In questo caso, le domande sono state poste il 19 e il 20 ottobre: appena tre giorni fa. Risultato a sorpresa, ma che secondo gli esperti sentiti dal quotidiano di Largo Fochetti dice poco su cosa succederà il 4 dicembre. Il motivo? Manca ancora troppo tempo. “Il 15% decide l’ultima settimana, il 4% direttamente nell’urna” dice Antonio Noto, di Ipr. Discorso identico per quanto riguarda il sondaggio di Ipsos sull’edizione odierna del Corriere della Sera. Secondo Nando Pagnoncelli, il No è al 54% contro il 46% del Sì.

Per Ipsos il No aumenta il distacco. Giovani contro la riforma, pensionati a favore
Otto punti percentuali di vantaggio e un orientamento demografico molto chiaro: tra chi voterà No al referendum costituzionale del 4 dicembre i giovani sono la maggioranza. Al contrario, il fronte del Sì è ‘territorio’ dei pensionati. E’ quanto emerge da un sondaggio Ipsos pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Per l’istituto guidato da Nando Pagnoncelli, se si votasse oggi il 54% voterebbe No, mentre il Sì si fermerebbe al 46%: otto punti percentuali di vantaggio e una forbice che – al contrario di quanto sostenuto da altre rilevazioni – continua ad aumentare. A leggere il sondaggio di Ipsos del 3 ottobre scorso, infatti, il vantaggio dei contrari alla riforma costituzionale era praticamente dimezzato. Significativo, inoltre, l’approfondimento sulle identità all’interno dei due fronti. Tra i No, ad esempio, la percentuale più alta dei contrari (il 29%) è nella fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Ma i contrari prevalgono (25% per il “No”, contro il 19% per il “Si”) anche tra i più giovani: tra i 18 e i 34 anni. Fascia quest’ultima in cui si registra comunque una minore propensione ad andare a votare: il 49% intenderebbe astenersi. Non solo. Tra i favorevoli alla riforma voluta dal governo Renzi, il 33% è laureato, mentre nella schiera del “No” chi ha la laurea è il 28%. Tra i contrari, invece, la percentuale maggiore (il 29%) è diplomato. Il “Si”, insomma, prevale, “tra i pensionati” (27%).

Il coinvolgimento dei cittadini, tuttavia, è ancora lontano da quanto auspicato da entrambi i fronti. Il tasso di mobilitazione è al 58%: in aumento, seppur di poco, rispetto al recente passato, ma comunque su livelli già registrati a luglio scorso. Evidentemente, la massiccia campagna mediatica del premier Renzi e da coloro che sono contrari alla ‘sua’ legge stenta a decollare. Specie tra i più giovani: il 49% al momento non andrebbe alle urne. Differenze altissime anche per livello di scolarizzazione e di ceto: i ceti alti il 33% dei laureati andrà a votare, mentre è ai minimi tra chi ha un titolo di studio elementare. Per quanto riguarda le professioni, i ceti elevati sono mobilitati al 68%: percentuale in linea tra chi è in pensione, al contrario di quanto avviene per le casalinghe (47%). Interessante notare, inoltre, come il dibattito sia molto diffuso nell’area della popolazione che vota sinistra o centrosinistra, quasi che il tema sia ‘interno’ ad una fetta dell’elettorato. In tal senso, la sinistra per così dire ‘storica’ è fortemente orientata per il No, centrosinistra e centro per il Sì. Il centrodestra? Una parte consistente (non la maggioranza) è per approvare la riforma costituzionale.

Demopolis: il Sì ha guadagnato due punti negli ultimi dieci giorni. Ed è in vantaggio sul No
Per la prima volta dal giugno scorso, secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo, il Sì è tornato in leggero vantaggio, con una crescita di 2 punti negli ultimi 10 giorni, passando dal 49% del 10 ottobre al 51% di oggi. “L’esito del Referendum Costituzionale del 4 dicembre – ha spiegato il direttore dell’istituto Pietro Vento – rimane molto incerto: con un’affluenza al 53% e oltre un quarto di italiani che non ha ancora deciso, l’opinione pubblica è di fatto spaccata in due. La forbice stimata oggi oscilla tra il 48 ed il 54% per il Sì, e tra il 46 ed il 52% per il No”. Questo trend fornisce pienamente le mutevoli distanze tra i due fronti: dopo una fase iniziale di maggioranza del Sì, negli ultimi 5 mesi si è registrata una costante lieve prevalenza del No. L’indagine è stata condotta il 19 ed il 20 ottobre scorsi su un campione di 1.200 intervistati.

I risultati degli altri istituti: da Ipr a Ixè fino a Index e Tecnè
Secondo il sondaggio di Ixè per Agorà il No è per la prima volta in vantaggio: 38 contro il 37% (rilevazione eseguita il 19 ottobre). Due settimane fa lo stesso istituto aveva registrato una sostanziale parità, mentre il 23 settembre dava il Sì in vantaggio di tre punti. A leggere i risultati dello studio di Ipr Marketing per Porta a porta, invece, il risultato è molto diverso: i contrari alla riforma sono sempre in vantaggio, ma il Sì è in netta ripresa. Nella fattispecie, voterebbe No il 51% degli intervistati (domande poste il 15 ottobre) contro il 48,5% di coloro che voterebbero Sì. Rispetto a un mese fa, la flessioni sarebbe del 2,5% per entrambi i fronti. Giovedì sera, invece, poche sorprese per il sondaggio dell’istituto Index Research per Piazza Pulita: No in vantaggio di tre punti (51,5% contro il 48,5%), esattamente come tre settimane fa. 52% per il No/48% per il Sì è invece il risultato del sondaggio Tecnè, sempre per Porta a Porta: in questo caso la flessione (positiva per il Sì, negativa per il No) è di un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione. Per Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, invece, il No è in vantaggio di 6 punti percentuali, ma le domande agli intervistati sono state poste il 15 ottobre.

Modificato da Redazione Web alle 19.30 del 22 ottobre 2016