Dietro allo striscione “No alla controriforma, No al governo Renzi” firmato dal ‘Coordinamento No Sociale‘, è partito a Roma il corteo delle sigle sindacali e politiche per il “No” al referendum costituzionale. “Oggi è il ‘No Renzi Day‘ – è stato detto al megafono – una data che il presidente del Consiglio si dovrà scrivere sul calendario”. Partito da Piazza S.Giovanni, è arrivato al Colosseo, e sta sfilando per Via dei Fori Imperiali, per arrivare alla destinazione prevista in piazza Campo dè Fiori. La mobilitazione, iniziata ieri con un’accampata sempre in piazza San Giovanni, è l’espressione di un No alla riforma costituzionale che si fa portatore di una denuncia sociale, a partire dal mondo del lavoro . Insegnanti, pensionati, lavoratori dei centri commerciali, addetti alle pulizie nelle Asl o sui treni, donne precarie che restano incinta. Il “No sociale” della piazza è un no a tutti i provvedimenti annunciati o approvati dall’esecutivo di Matteo Renzi. La “Buona Scuola”? “Roba da mettersi le mani nei capelli”, racconta Giovanni, insegnante di matematica neopensionato (“grazie alla legge Fornero”). “Il meccanismo di strapotere dato ai presidi rende tutti i miei colleghi ricattabili. E toglie loro quella libertà di insegnamento che è alla base del nostro lavoro”. Poi ci sono i lavoratori del commercio, che si dividono tra voucher e turni di notte. “Con buona pace di qualsiasi vita privata e sociale”, chiosa Francesco, sindacalista. Non sembra andare meglio dalle parti dei servizi ferroviari. “Da 20 anni ho un contratto a tempo indeterminato e sono fortunato”, racconta Claudio, addetto alle pulizie nelle stazioni e sui treni. “Ma tra appalti, concessioni che scadono e nuove tipologie contrattuali, i miei colleghi sono costantemente sotto ricatto. I sindacati? Non dovrebbero più firmare accordi con le aziende. Ma non lo faranno mai”. Seduti in cerchio, i lavoratori in sciopero raccontano le loro storie e quello che non va. C’è anche lo “speaker corner” sul lavoro femminile”. “Altro che Fertility Day”, si sfoga Elisabetta Canitano, ginecologa della Asl Roma 3. “È peggio di prima, le precarie vengono ricattate. La vera fertilità passa da contratti stabili: date un tempo indeterminato a una donna, se dite che c’è bisogno di fare figli. E li farà – se vuole farli – il giorno dopo”