L’ennesima “voluntary disclosure” – sostiene il ministro – non sarà un condono. Perché verranno abbuonati solo interessi di mora e sanzioni. L’imposta dovrà essere pagata per intero. Ma al di là della nomenclatura, il fatto è che verrà meno (o sarà di molto attenuata) la deterrenza del sistema.

Sapere che in futuro potranno esserci altre “voluntary disclosure” grazie alle quali non si pagheranno le sanzioni, in sostanza equivale a incentivare e perpetuare la pratica perversa dell’evasione. In realtà, logica, buon senso e giustizia imporrebbero di fare cassa facendole pagare le imposte, risultato da perseguire potenziando i controlli e la repressione delle evasioni. Non certamente facendo appello… alla sensibilità e responsabilità (sic) degli evasori, rivolgendo loro rispettosi inviti (quasi preghiere!) perché paghino, pena… buchi di bilancio. Tanto più che la deterrenza aveva già subito un colpo rilevante con l’innalzamento delle soglie di punibilità di alcuni reati fiscali introdotto con la riforma di cui al decreto legislativo 158/15, innalzamento giustificato con l’argomento (ricorrente) della insostenibile morsa della crisi economica e delle pesanti difficoltà che conseguentemente le imprese devono affrontare per poter assolvere il debito erariale.

Un altro profilo assai inquietante è che la “voluntary disclosure” appare a rischio riciclaggio, specie in relazione alla marea di contante che sembra sia disponibile nel Paese. Il Ministro ha precisato che potranno essere regolarizzate soltanto le posizioni da reato fiscale. Ma resta il problema (preliminare!) di chi stabilisce e di come stabilire quando il profilo illecito non riguarda reati tributari. Sembra che sarà prevista una dichiarazione, la cui falsità sarà punita. Ma come si farà a provare la falsità? In quanti casi sarà effettivamente possibile? Queste sommarie considerazioni fanno temere – fortemente temere – che il rischio di essere scoperti potrebbe essere minimale. Per cui è possibile se non probabile che verranno “riciclate” (una improponibile sorta di riciclaggio di stato da “voluntary disclosure”…) anche grandi ricchezze non da profitto fiscale, ma da usura, estorsione, traffico di armi, droga, rifiuti tossici, gioco d’azzardo, corruzione, ecc.

Argini o almeno freni per limitare le deviazioni e/o degenerazioni del fenomeno, si potrebbero realizzare con la collaborazione degli intermediari (banche) e dei professionisti che cureranno la “voluntary disclosure”. In particolare pretendendo la puntigliosa segnalazione delle operazioni sospette e definendo con analitica precisione in quali casi esse dovranno effettuarsi. Altrimenti gli scenari che verrebbero a delinearsi sarebbero di estrema cupezza e pericolosità.