Nella prima parte di questo post abbiamo visto i maggiori premi internazionali relativi ai giochi da tavolo, lo Spiel des Jahres (una sorta di Oscar, assegnato da una giuria specializzata) e il Deutscher Spiel Preis (assegnato su votazione popolare dei giocatori). Sono premi assegnati in Germania, perché la Germania è l’epicentro da cui la cultura del gioco da tavolo ha cominciato a espandersi.

Molte altre nazioni hanno i loro specifici premi (un po’ come accade con il cinema) e anche noi non siamo da meno, anche noi abbiamo il nostro Gioco dell’Anno, piccolino, senza la pretesa di incidere significativamente sul mercato, ma dal 2013 ce l’abbiamo di nuovo. E ha pure una sua storia.

Il premio nasce nel 1991, promosso dal mitico trimestrale Agonistika News, curato da Roberto Flaibani, diretto da Sergio Valzania e con in redazione Beatrice Parisi. Il Presidente della giuria era l’incommensurabile Giampaolo Dossena, l’uomo che ha sdoganato la cultura del gioco in Italia. Le premiazioni si svolgevano a Gradara, nel castello malatestiano, nel contesto di quell’irripetibile esperienza che è stato il Festival Italiano dei Giochi.

Il Premio è durato fino al 1999 e poi si è spento, come del resto si sono spente Agonistika News, Il Festival dei Giochi e tante altre iniziative: il vento è spirato in altre direzioni.

Però da qualche anno una nuova brezza soffia sui giochi da tavolo e il premio è risorto, a opera di Lucca Games, che ne ha raccolto l’eredità fondendola con quella del loro Best of Show, il tradizionale riconoscimento che il pubblico della manifestazione accordava al miglior gioco presentato in quell’edizione. Presidente della giuria è Roberto Genovesi e tra gli altri componenti troviamo la stessa Beatrice Parisi (a fare da trait d’union col vecchio Premio), Fabrizio Paoli, Luca Bonora, Massimiliano Calimera e vari altri.

Poteva sembrare scontato che quest’anno il premio andasse a Codenames (Cranio Creations), visto il successo del gioco allo Spiel des Jahres. Ma la giuria ha fatto una scelta coraggiosa e l’ha assegnato a un gioco tutto italiano, che sta ottenendo buoni risultati in numerosi mercati: Pozioni esplosive della Horrible Games (con distribuzione Ghenos Games), ideato da Lorenzo Silva, Andrea Crespi e Stefano Castelli.

pozioni-esplosive

Pozioni esplosive mi ha subito intrigato, dal primo momento che l’ho visto alla sua presentazione l’anno scorso allo Spiel ’15 di Essen. In un attimo ti accorgi della genialata dell’applicazione a un gioco da tavolo dell’idea centrale del celeberrimo video-giochino Candy Crush (alzi la mano chi non l’ha giocato almeno un po’) e i suoi predecessori.

Ma un conto è lo schermo, un conto è il tavolo. Come può funzionare? Qui è la pensata, che a vederla fatta, sembra ovvia: una sorta di dispenser multi-canale dal quale scendono palline colorate: tu ne prendi una, quelle che stanno dietro scendono e se vengono a contatto con altre dello stesso colore esplodono e via così. Le palline rappresentano ingredienti, tu raccogli tutte quelle che fai esplodere e componi le tue pozioni. Il tutto gradevole e ben congegnato.

Colgo l’occasione per segnalare – oltre a quelli citati nella prima parte di questo articolo – alcuni altri recenti giochi da tavolo distribuiti in Italia che mi hanno incuriosito.

Di Ta-Pum, il gioco sulla grande guerra (o meglio, grande carneficina) di Oliphante avevamo già parlato nel precedente post, ma ora ne è uscita un’interessante espansione, Ta-Pum agli ordini che introduce nuove missioni con ordini specifici, sempre con illustrazioni di Tignous (uno della redazione di Charlie Hebdo assassinati).

Sempre di Oliphante il simpaticissimo Dr. Eureka di Roberto Fraga; ancora biglie colorate, ma questa volta si tratta di sistemarle nelle provette nel corretto ordine. Qui la connessione logica è col rompicapo noto come Torre di Hanoi, ma reso semplice, veloce e divertente.

Di Lorenzo Tucci Sorrentino segnalo (purtroppo con ritardo perché si tratta di un gioco da fare prevalentemente all’aperto) Soqquadro Outdoor (Cranio creations). Lo cito perché anche in questo caso, come nei precedenti si tratta di un’idea semplice, ma interpretata in modo intelligente, utilissimo per far divertire gruppi di ragazzini. Con un mazzo di carte si scatena una caccia al tesoro, fino a 10 giocatori: ogni carta indica una caratteristica (proprietà fisica/colore/qualità) degli oggetti che devono essere raccolti.

L’ultima segnalazione riguarda l’edizione italiana di Imhotep (Giochi Uniti), un gioco più impegnativo, ideato da Phil Harding, che si era classificato secondo al Premio Archimede 2010 e che quest’anno si è guadagnato la nomination allo Spiel des Jahres. Si tratta di costruire monumenti destinati all’eternità, come Imhotep, architetto dell’antico Egitto.

Tanti altri giochi… li lasciamo a una prossima volta.