“Con più autonomia e più infrastrutture disponibili, vedremo su strada un numero maggiore di auto elettrificate. Abbiamo ancora bisogno di un po’ di tempo per sviluppare il tutto ma la strada è segnata”, parola di Harald Krueger, amministratore delegato di BMW. La casa tedesca è convinta che le vendite di ibride ed elettriche decolleranno a partire dalla prossima decade, quando la loro tecnologia sarà sdoganata su prodotti meno costosi. Per questo nei prossimi 10 anni le elettrificate potrebbero contare dal 15 al 25% di tutte le BMW e Mini (marchio controllato dai tedeschi dal 1994) vendute annualmente.

A questa democratizzazione delle vetture green contribuiranno gli stessi costruttori: il loro scopo è massimizzare le economie di scala, spalmando quanto più possibile i costi di ricerca e sviluppo della tecnologia a elettroni (specie quella delle batterie) su un numero sempre maggiore di modelli. Una strategia peraltro necessaria per rispettare i sempre più stringenti limiti sulle emissioni inquinanti. Secondo uno studio di IHS Automotive, la domanda per ibride ed elettriche è destinata a crescere di circa 8 volte entro il 2025: se quest’anno ne saranno vendute meno di 1 milione, nel 2025 potrebbero raggiungere quota 8 milioni.

Un business che necessariamente finisce per interessare tutti i colossi dell’auto, a cominciare da Volkswagen e Mercedes: la prima ha recentemente svelato la sua I.D. Concept al Salone di Parigi, prototipo di una simil-Golf ad emissioni zero, mentre la casa della Stella ha presentato la Generation EQ, studio per un suv elettrico. Entrambe promettono autonomie comprese fra 400 e 600 km e prezzi in linea con quelli dei veicoli omologhi con motore endotermico. Anche se lo stesso Krueger è convito che le auto a benzina avranno una vita ancora lunga: “se si desidera offrire soluzioni di mobilità sostenibile, allora c’è bisogno di prodotti elettrificati” ha spiegato il numero uno di BMW in un’intervista a Bloomberg, “ma i motori endotermici dureranno ancora per qualche anno”.

La transizione all’elettromobilità sembra quindi inevitabile: ma il suo impatto ambientale sarà minimo solo se l’energia utilizzata per alimentare le auto verrà ricavata da fonti rinnovabili. Ad oggi invece la maggior parte dell’elettricità che finisce nei battery-pack di ibride plug-in ed EV è prodotta da centrali elettriche a carbone: e questo non aiuta certo a ridurre le percentuali di gas serra emessi nell’atmosfera.

Da qui la necessità di puntare sulle rinnovabili, come l’energia solare, e su accumulatori in numero e capacità sufficienti a soddisfare le necessità di chi usa l’auto tutti i giorni. In una prospettiva di lungo termine, teorizzata dallo stesso Elon Musk di Tesla, le elettriche (ma vale anche per le plug-in hybrid) saranno in grado di rifornirsi nel box di casa, tramite dispositivi di stoccaggio collegati ai pannelli fotovoltaici installati sul tetto delle abitazioni.

Un qualcosa che dovrebbe spingere le multinazionali del petrolio a rivedere il loro business, iniziando proprio dalle stazioni di servizio che fra qualche anno saranno chiamate ad affiancare le “pompe elettriche” a quelle tradizionali: del resto chi viaggia per lavoro o per piacere dovrà avere la possibilità di rifornirsi anche lontano dalla propria casa. E nel frattempo i tempi di ricarica dovrebbero diventare equiparabili a quelli necessari per fare un pieno di verde. Tuttavia le colonnine di ricarica sbocceranno anche nei centri commerciali, vicino agli uffici o agli ospedali. Altri fattori favorevoli per la diffusione delle elettriche saranno, oltre alla salvaguardia ambientale, il risparmio di denaro – ad oggi quantificato in 30 euro ogni 500 km – ed i bassi costi di manutenzione dei motori a elettroni, quasi nulli rispetto a quelli degli endotermici.