Ho partecipato venerdi 30 settembre come moderatore a un incontro su “uso e abuso di antibiotici. Nella mia introduzione ho citato due grandi della medicina che hanno molto a che vedere con gli antibiotici. Innanzitutto, lo scozzese Alexander Fleming, padre della penicillina nel 1928, che durante il discorso di ringraziamento per aver ricevuto il premio Nobel della medicina nel 1945, parlando degli antibiotici disse: “Non usatene molti e state attenti alle resistenze”. In secondo luogo l’ungherese Ignac Semmelweis, che nel 1847 fece degli studi per cui bastava “lavarsi le mani” con ipoclorito di calce per ridurre notevolmente il rischio di febbre puerperale. In un’epoca in cui gli antibiotici non erano ancora stati scoperti, quanti medicinali in meno sono stati utilizzati, in varie complicanze infettive in sala operatoria, grazie all’intuito di Semmelweis?

Per questo mi indignai quando vidi pubblicato sul Corriere della Sera del 30 dicembre 2010 un articolo dal titolo: “Più soldi in busta paga agli infermieri che sanno lavarsi bene le mani”. Questo significa 3000 euro all’anno in più cadauno ai 70 operatori della neonatologia e le infezioni ospedaliere si sono ridotte in un anno del 30%. Ma ha spiegato ai genitori dei bambini degli anni precedenti che secondo questo studio le infezioni, e l’uso conseguente di antibiotici che ci potevamo risparmiare, erano dovuti al mancato lavaggio delle mani come ci ha insegnato Semmelweis 160 anni prima?

Un capitolo a parte ha l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti intensivi che creano passaggio nella filiera alimentare: esperti tedeschi, dopo la morte di 48 persone e danni seri ai reni di altre 800, hanno scoperto con ritardo che un escherichia coli si è mutato all’interno dell’organismo di chissà quale animale acquisendo una capacità di proteggersi dagli antibiotici. Questi super batteri ormai sono ovunque nell’ambiente e negli animali. Più della metà del consumo globale degli antibiotici viene impiegato negli allevamenti intensivi: Altroconsumo ha pubblicato una indagine, eseguita in 20 punti vendita di carne di pollo a Milano e Roma, con presenza di escherichia coli in 25 campioni su 40 (63%).

Subito dopo hanno preso la parola i vari esperti rispondendo alle mie domande. Riassumo qui i concetti in modo che ognuno di noi possa essere edotto, per essere pienamente libero:

Simone Stella, che si occupa di ispezione delle carni per la facoltà di veterinaria dell’Università degli studi di Milano, ci ha detto che negli allevamenti il problema è più nella cura degli animali stessi in modo da non diffondere infezioni che alla vera diffusione all’uomo. Occorre comunque la biosicurezza di controllo come pubblicato dalle linee guida del ministero della salute. Sicuramente occorre percorrere una strada di migliore igiene all’interno degli allevamenti in modo da usare meno antibiotici.

Guido Grilli, che si occupa di patologia aviaria alla facoltà di Veterinaria dell’Università di Milano, ci ha detto che un pollo che vive 40 giorni, viene vaccinato 13 volte, per proteggere il guadagno. Comunque gli antibiotici vengono usati quando un animale si ammala e la prescrizione ha una tracciatura.

Paolo Viganò, primario di malattie infettive dell’Ospedale di Legnano, ci ha detto che il problema è che gli antibiotici vengono prescritti anche dalla “portinaia del palazzo”, dalla medicina difensiva che ci obbliga alla prescrizione oltre all’invecchiamento della popolazione che necessita di maggiori cure anche a base di antibiotici.

Michele Riefoli, chinesiologo ed educatore alla salute naturale, ci ha detto di essere vegano e di aver sperimentato su se stesso le variazioni degli esami del sangue dopo la sospensione di utilizzo di carne. Studi epidemiologici pubblicati sulla letteratura internazionale spingono verso il consumo di cibi vegetali nella dieta che hanno maggiori fattori protettivi. Quindi iniziate sempre un pasto ad esempio con delle verdure crude a rotazione, poi un piatto di cereali o un risotto con i carciofi; la frutta lontana dai pasti.

Rita Clementi, pediatra a Busto Garolfo, ci ha detto che in Italia il 40% dei bambini è in sovrappeso e ciò è dovuto alla cattiva abitudine alimentare spesso derivata dalla cattiva abitudine di non cucinare dovuta alla mancanza di tempo da parte dei genitori. Mamme spesso sole con scarse possibilità economiche vogliono che i bambini guariscano subito e chiedono l’antibiotico. Se non lo ottengono comunque “hanno sempre l’antibiotico in casa”, rimasto dal precedente utilizzo, visto che la vendita non è mirata.

Luigi Gretti, deputato del M5S e componente della commissione sanità, ci ha detto che esiste in Europa dal 1998 un sistema di sorveglianza dell’antibiotico resistenza. L’Italia dal 2010 ha creato una banca dati con grossa disomogeneità regionali nella raccolta. Per quanto riguarda il problema degli allevamenti la Commissione Europea sta aumentando il controllo: creare allevamenti consoni riduce l’utilizzo degli antibiotici.

Paola Macchi, consigliera del M5S in regione Lombardia e componente della commissione sanità regionale, ci ha detto che in Lombardia esiste un osservatorio epidemiologico completo difficile da visionare nel senso che non è pubblico. Nel 2003 è stata fatta una ricerca, finanziata dall’Università e dalla regione Lombardia, che aveva determinato che, utilizzando farmaci omeopatici prima dello spostamento degli animali, si riduceva lo stress causa di malattia con conseguente uso di antibiotici.

Una proposta utile che ho dato a conclusione della serata: in Inghilterra hanno decurtato gli stipendi dei Direttori Generali delle Asl e degli ospedali ed hanno ottenuto così una drastica riduzione delle infezioni, dell’uso di antibiotici e della resistenza. Sono a conoscenza che una cosa simile sia stata fatta anche in Italia. Nel 2004 la Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un’inchiesta, dopo la trasmissione degli atti da parte dell’Asl, sul caso di otto medici ai quali è stato sospeso del 20% per sei mesi lo stipendio in seguito all’eccessiva prescrizione di antibiotici e alla mancata comunicazione di chiarimenti richiesti dall’Asl sull’argomento. L’indagine della Procura è stata avviata per accertare se nel comportamento dei medici siano ravvisabili o meno reati. Ma in quel caso si parlava solo di spesa sanitaria eccessiva nessuno parlò di rischi di resistenza. Si parlò del fatto che questi medici potessero essere stati “stimolati” dai rappresentanti farmaceutici. In alcuni casi avevano superato il 100% del limite di prescrizione!

Occorre secondo me scendere in campo in modo attivo, dare l’esempio dal basso, medici ed operatori sanitari, controllare e far controllare quello che prescriviamo e quello che mangiamo. Controlliamo l’igiene in ambito ospedaliero, #resistiamoalleresistenze tutti insieme, ognuno nel proprio.