L’Udc si ribella in Sicilia. Forza Italia si rende libera dalla linea nazionale a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Qui i berlusconiani invitano a votare “Si” al referendum costituzionale del 4 dicembre, al contrario di quanto sostengono i vertici del partito, compreso Silvio Berlusconi. La decisione è stata presa da un’assemblea cittadina degli iscritti, alla quale ha preso parte anche il sindaco Lello Russo, rieletto nel 2015 con una coalizione di centrodestra. Andando, quindi, controcorrente rispetto alla posizione nazionale del Partito azzurro schierato, invece, con il “No”. “Non si tratta di schieramenti politici, ideologie o di uno sterile dibattito pro o contro il governo – dice il sindaco Russo – ma di una Riforma e dei suoi contenuti: dalla riduzione del numero dei parlamentari al superamento del bicameralismo paritario, ad una maggiore efficienza del procedimento legislativo”. A Pomigliano nei mesi scorsi era nato anche un comitato per il “Sì”, creato da un esponente di Fi. Si rispecchia in toto, invece, la posizione del Pd locale, spaccato tra sostenitori del “Sì” e del “No” che stanno svolgendo la campagna referendaria soprattutto sui social.

La verità è che come è spaccato il Pd, lo è anche il centrodestra. Di Alfano e Verdini è noto il sostegno da subito alle riforme istituzionali di Renzi, ma Renato Schifani – che ha votato la riforma in Parlamento e ora è presidente di un comitato del No – ora vuole mostrare che tra i vecchi azzurri c’è anche chi si batte contro la riforma di Renzi. “Sono più di 120 gli ex parlamentari di centrodestra, la maggior parte di Forza Italia, che mi hanno assicurato personalmente il loro attivo coinvolgimento nella campagna per il “No” spiega l’ex presidente del Senato. Tra loro, anticipa, ci sono il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, l’avvocato Giulia Buongiorno, Paolo Guzzanti, Alessandro Meluzzi, l’ex presidente del Senato Carlo Scognamiglio e l’ex ministro Antonio Guidi.

E un altro pezzo di centrodestra prende posizione, anche se sembra un po’ ambigua: Comunione e Liberazione. “Il dibattito sulla riforma – si legge in un documento – è da mesi appesantito da forzature e strumentalizzazioni, che hanno condotto le formazioni politiche a una forte polarizzazione e a trasformare il referendum in un test sull’attuale governo e sul premier in particolare”. Rispetto alle posizioni di “sterile indifferenza” e “cinico disimpegno” o alla “logica dello schieramento a priori” sottolinea: “Entrambe le posizioni ci appaiono umanamente e politicamente aride e improduttive, se non addirittura dannose, anche per chi le sostiene”. Cl sottolinea in ogni caso che “la vera urgenza del momento” è “la necessità di una maggiore stabilità ed efficienza del sistema politico a favore di migliori condizioni di vita per ogni cittadino e per il Paese, in vista dell’obiettivo fondamentale di sempre, vale a dire la promozione del bene comune”.