In un’inchiesta realizzata dal FattoTv sull’immigrazione clandestina, Aziz, il “cacciatore di scafisti”, spiegava bene la differenza tra “i trafficanti professionisti” e gli altri “obbligati a guidare”. Quello che però pochi sanno è che anche la seconda categoria spesso viene arrestata e condannata dalle nostre autorità. Sembra proprio questo il caso di Mohamed (nome di fantasia), un nigeriano condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che però racconta una verità molto diversa da quella scritta nella sua sentenza: dover scegliere se guidare il barcone (salvando i compagni di viaggio) o restare a galleggiare in mezzo al mare. Spesso gli scafisti, veri o presunti, vengono denunciati dai compagni di viaggio. Ma capita che poi debbano fare i conti per aver “denunciato un fratello”, fino al punto di sentire il dovere di chiedergli scusa, come ha fatto Jodi (nome di fantasia), uno dei tre testimoni di giustizia intervistati nei centri di accoglienza siciliani. A denunciare la situazione anche Lucia Borghi, dell’associazione Borderline Sicilia, che a fattoquotidiano.it dice: “Mentre prima ad essere criminalizzati erano i pescatori che soccorrevano i migranti in fuga, dopo Mare Nostrum quello che si nota è una criminalizzazione progressiva dei migranti che guidano le barche dai cui poi vengono recuperate le persone in mare”. Dello stesso avviso Yasmine Accardo, referente nazionale per i territori della campagna Lasciatecientrare: “E’ una rete a monte sulla quale bisogna lavorare, non su chi accuserà un chicchessia perché era stanco di essere interrogato. Non è il pilota quello che bisogna denunciare, ma chi ha preso dei soldi per il viaggio” di Max Brod