Questa volta non si sceglie solo il prossimo presidente degli Stati Uniti. Questa volta “in ballo c’è la democrazia“. A dirlo è Barack Obama, intervenuto a un appuntamento elettorale a sostegno di Hillary Clinton, dove il presidente in carica è tornato ad attaccare il candidato repubblicano Donald Trump.

Obama ha parlato da Cleveland, in Ohio, stato cruciale nella corsa per la Casa Bianca e uno dei pochi dove il candidato repubblicano ancora in parte regge, sebbene in un serrato testa a testa con la Clinton. Mentre tutto intorno si fa sempre più difficile per Trump, con le nuove accuse di molestie a sfondo sessuale che vanno moltiplicandosi – di oggi altre due nuove testimonianze – e contro le quali il tycoon parla di complotto. Ma è sempre più solo, con l’unica eccezione del candidato vice Mike Pence, che promette prove sulla sua innocenza.

Sono due le donne che nelle ultime ore hanno accusato Trump. Kristin Anderson ha affidato la sua testimonianza al Washington Post rivelando che nei primi anni ’90, quando ventenne aspirava a fare la modella a New York, Donald Trump le mise una mano sotto la minigonna, fino a toccarle gli organi genitali, riporta l’Ansa. Accadde in un locale notturno di Manhattan, mentre Anderson, oggi fotografa 46enne, stava conversando con un’amica. L’episodio durò non più di 30 secondi, ma rimase impresso nella sua memoria e negli anni la donna lo ha raccontato ad amici. Oggi ha deciso di renderlo pubblico, allungando così la lista delle accusatrici di Trump e aggiungendo altri dettagli choc, analoghi a quelli che da giorni continuano a scorrere sotto gli occhi di un’America scossa ancor più che scandalizzata.

Non solo. Anche Summer Zervos, una ex concorrente dello show tv The apprentice condotto dallo stesso Trump, lo accusa di molestie. In una conferenza stampa a Los Angeles, dove vive, la donna ha sostenuto tra le lacrime che il tycoon la baciò e la toccò dappertutto quando si incontrarono nel 2007 nel suo ufficio a New York per discutere di opportunità di lavoro.

Per difendersi dalle accuse, Trump ha affermato che l’accusatrice non è abbastanza attraente per aver attirato la sua attenzione. “Credetemi, non sarebbe mai stata la mia prima scelta – ha detto il repubblicano in un comizio in North Carolina – ve lo posso assicurare, non sarebbe la mia prima scelta”. Trump si riferiva a Jessica Leeds, la donna, ora anziana, che ha rivelato al New York Times che il candidato repubblicano l’ha palpeggiata quando era seduto accanto a lei su un aereo negli anni Ottanta. Lo stesso trattamento è stato riservato ad un’altra delle donne che lo accusano di molestie, la giornalista di People Natasha Stoynoff: “Quando avete visto quanto è orribile quella donna, avete pensato, non credo proprio”. Nel comizio il repubblicano ha detto di essere vittima di “maligni attacchi di bugie e di fango”, orchestrati di chi spera così di fermare il successo del suo movimento politico.

L’intervento più efficace e anche memorabile per la Clinton, a giudizio di molti, è stato quello di Michelle Obama ieri. Oggi il marito se n’è detto orgoglioso, ha ribadito ancora una volta che un’America “migliore” c’è e l’ha esortata a votare. Perché il rischio è altissimo: Donald Trump cancellerebbe tutti i progressi fatti negli ultimi otto anni.

Mentre il fronte Clinton resta cauto. “Le elezioni presidenziali sono ancora imprevedibili”, ha ammesso prudente Hillary Clinton, mentre il tycoon continua a puntare il dito contro la rivale, contro i media e denuncia il “complotto” ordito contro di lui per abbatterlo, nell’interesse dei grandi della finanza e dei donatori di Clinton. Banchieri e imprenditori, tra cui il miliardario messicano Carlos Slim, secondo uomo più ricco del mondo (azionista del New York Times e donatore della Clinton Foundation) che – secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal – Trump ritiene responsabile, convinto che voglia aiutare Hillary a vincere le elezioni, sebbene lui abbia negato.

Intanto alcuni dei più generosi donatori del partito repubblicano hanno chiesto al comitato nazionale del Grand Old party di sconfessare e tagliare ogni legame con il candidato Trump, sostenendo che le accuse di molestie minacciano di infliggere danni irreversibili all’immagine del partito. Il rischio però è che il danno sia già fatto e che, per citare Obama, scuse e pentimenti siano “troppo poco, troppo tardi”.