Tana per Marco Mengoni. Abbiamo finalmente capito, amico nostro, adesso puoi anche iniziare a fare sul serio. Abbiamo capito tutto. C’è un film molto spassoso dei primi anni novanta con Bill Murray che si intitola Il giorno della marmotta (Ricomincio da capo). Un film spassoso in cui al protagonista succede di rivivere continuamente lo stesso giorno. Ecco, Marco Mengoni ha deciso di utilizzare il leit motiv di questo giorno come fil rouge della sua carriera discografica.

Proviamo a analizzare i fatti. Siamo a metà ottobre. Ma potrebbe essere un qualsiasi altro mese dell’anno, poco cambia. L’importante è che sia passato qualche mese dall’ultima uscita discografica del cantante di Ronciglione. Siamo quindi a metà ottobre. Esce un nuovo singolo di Marco Mengoni, Sai che. Un singolo che, ci tiene a dire il cantante di Ronciglione, chiude ‘la playlist in divenire’ iniziata con Guerriero, uscito a novembre 2014, anticipatore di Parole in circolo, uscito a gennaio 2015, primo step di questa avventura discografica, poi proseguita con Ti ho voluto bene veramente, uscito l’11 ottobre 2015, anticipatore di Le cose che non ho, uscito il 4 dicembre dello stesso anno. Stavolta si tratta di Sai che, un singolo che anticipa Marco Mengoni Live, che contiene, appunto, i due album precedenti, un Live e cinque inediti, atti a chiudere questa ‘playlist in divenire’. Playlist in divenire che, a questo punto, potrebbe anche non chiudersi mai se l’idea è che ogni nuovo singolo o Ep o album che esce ci venga presentato in questa maniera.

Ogni tot mesi esce un singolo, poi un album, e tutto fa parte di un progetto più ampio, questa benedetta playlist in divenire di cui il cantante di Ronciglione, prodigiosamente definito in alcuni luoghi e laghi cantautore, nonostante si faccia scrivere le canzoni da autori terzi, parla manco fosse il romanzo in divenire di Jack Kerouac. A seguire, ovviamente, un mega tour, che probabilmente sta alla base di questo continuo ritorno sui mercati, e una campagna marketing sui social che, lo diciamo senza se e senza ma, meriterebbe il Grammy.

Ma poi, il nuovo singolo di Mengoni, il cantante di Ronciglione, com’è?

E qui torniamo a Il giorno della marmotta. Perché in questo piano diabolico ordito da un’entità superiore che sta gestendo tutto questo, di cui ignoriamo il nome ma a cui va tutta la nostra ammirazione, la stessa ammirazione che proviamo per chiunque riesca a organizzare scherzi così ben congegnati e portati avanti nel tempo, Sai che è esattamente quella storia lì, il solito singolo di Marco Mengoni che esce in autunno. Una ballad cupa, una black ballad o come la vogliamo chiamare, con gli arrangiamenti nervosi e vuoti di Michele Canova, sempre lui, Dio santo, sempre lui, un testo ritenuto inspiegabilmente importante che Mengoni declama, più che canta, manco fosse un inedito di Dante Alighieri ritrovato a casa del Premier Renzi. Loop che si fanno tappeto, bassi e chitarre. Guerriero? Ti ho voluto bene veramente? Esatto. Da oggi, Guerriero, Ti ho voluto bene veramente e Sai che. In mezzo, ovviamente ci si può infilare tutto quel che questa consuetudine, premiata da acquirentI e followers e pubblico ai concerti, ha creato, dai tanti piccoli cloni che sono finiti nelle playlist non in divenire di colleghi e colleghe, senza star qui a fare nomi.

Non che dal cantante di Ronciglione ci si dovesse aspettare un pezzo punk, o una canzone rap, ma magari una variazione sul tema. Del resto Bill Murray, incastrato nel giorno della marmotta nell’ominimo film, qualcosa provava a cambiare, ci si impegnava, ci metteva del suo. Nel senso, visto che sta per partire un nuovo importante e imponente tour, capiamo la necessità di tornare a mettere qualcosa sul piatto, perché non si vive di soli social (quasi, diciamolo). Ma azzardare qualcosina che suoni non dico originale, ma almeno di non identico?
Poi, ma qui siamo nel campo dei consigli, che è quello che la critica musicale in teoria era un tempo preposta a fare, dopo aver svolto la parte di analisi: provare a spostare l’attenzione da Il giorno della mormotta, che so?, a Sliding doors non sarebbe male. Lì un cambiamento anche involontario nel percorso di una vita apriva strade completamente diverse, svolte, appunto. Vuoi vedere che Marco Mengoni tira fuori finalmente qualcosa di originale e non è costretto a raccontarci la favola della playlist in divenire e la smette di incupirci con ‘ste ballate oscure. Come direbbe Gianluca Vacchi, Enjoy. O almeno provaci.