“Anche oggi dalle 4 del mattino se avessi aperto la finestra non avrei potuto respirare”. Annalisa Pellini è una delle centinaia di cittadini alle prese coi rumori e gli scarichi a gasolio dei treni del deposito di via Talami. Siamo a Reggio Emilia, piena zona residenziale, fra tribunale, case e scuole. Non lontano c’è la Stazione centrale. “Anche questa è diventata una stazione”, spiega Annalisa, che assieme a sua sorella è una delle promotrici del comitato di cittadini della zona. “Dovrebbe essere un deposito e così è stato almeno sino al 2012. Da allora ogni giorno è un via vai di treni diesel che qui vengono accesi e vengono lasciati accesi per un quarto d’ora. Dal lunedì al sabato”. Il deposito, costruito 100 anni fa in una zona allora agricola e oggi circondato dalle case, in passato era di proprietà di Act, la vecchia azienda trasporti reggiana, confluita poi in Tper, l’azienda trasporti a maggioranza della Regione.

Dal 2012, spiegano dal Comitato, qualcosa è cambiato, con il deposito via via più affollato e le finestre delle case lì a pochi metri. A inizio 2013 la Ausl ha segnalato diversi problemi: “Il deposito è situato in un contesto critico, essendo ormai immerso in un ambito urbano di tipo residenziale”, si legge nel documento dell’azienda sanitaria, che parla poi di “difficile e complessa convivenza tra le esigenze ferroviarie e la necessità di salubrità dell’abitato”. Il documento terminava con una serie di richieste: spostare il più possibile alcune attività in altri depositi, evitare di tenere le macchine a motore acceso sia per il rifornimento che per altre riparazioni, o in alternativa fare le operazioni all’interno dei capannoni o lontano dalle case. Da allora qualche cosa è stata fatta: i movimenti dei treni nel deposito, ha spiegato l’assessore regionale ai trasporti Raffaele Donini (che il 14 ottobre incontrerà il Comitato), sono passati in media dai 40 del 2013 ai 31 al giorno di inizio 2016. Diversi treni sono stati inoltre spostati alla Stazione centrale in attesa, ha spiegato Donini in consiglio regionale, della elettrificazione delle linee interessate, e cioè quelle dirette a Guastalla, Ciano e Sassuolo.

I problemi, però, stando a quanto dice il Comitato, sono continuati: “Anche stanotte non sono riuscita a dormire. L’unica giornata in cui si respira è la domenica, perché i mezzi non viaggiano”, spiega Annalisa Pellini, che in questi anni ha scritto a tutti, persino al presidente del consiglio Matteo Renzi. La questione è finita anche in parlamento con due interrogazioni a firma di Maria Edera Spadoni (M5s) e di Giovanni Paglia (Sinistra italiana). L’azienda Tper, interpellata da ilfattoquotidiano.it, non nega un disagio e spiega che, per ridurlo, assieme a Fer (la società che gestisce le ferrovie di proprietà della Regione) hanno “adottato misure di mitigazione in accordo con il Comune e la Regione, in attesa che possano essere completati gli interventi per l’elettrificazione della linea Reggio-Guastalla”. Nella replica dell’azienda si parla, tra le altre cose della riduzione dei treni, della progettazione (e in alcuni casi della realizzazione) di insonorizzazioni e della creazione di barriere verdi. Poi l’azienda ricorda che nel 2015 l’Arpae, l’Agenzia regionale per l’ambiente, “ha evidenziato una situazione paragonabile a quella riscontrabile in altre realtà della città e il rispetto dei limiti di qualità dell’aria fissati dalla normativa nazionale e comunitaria”.

Quella stessa relazione, redatta dopo un mese di rilevamenti tra maggio e giugno 2015, segnalava però anche dell’altro: “La criticità è sicuramente rappresentata dai picchi molto elevati, soprattutto per gli ossidi d’azoto, della durata di circa 4 minuti, che si ripetono più volte nel corso della giornata in occasione dell’avvio e del riscaldamento dei motori diesel dei treni”, si legge nel documento dell’agenzia. L’assessore comunale del Pd, Mirko Tutino, spiega che sarà difficile pensare a uno spostamento di quel deposito senza dovere sconvolgere tutto il sistema ferroviario della regione. “Bisogna contenere al minimo i disagi, che non si possono negare. Ma in questi ultimi anni qualcosa è stata fatta: c’è stata una riduzione dei treni, c’è un progetto di insonorizzazione. C’è un asilo nella zona che è stato protetto con una barriera fonoassorbente, ma per fortuna è localizzato dall’altro lato rispetto a dove avviene l’accensione delle locomotive”.